Viterbo – “Siamo testimoni di un mirabile tesoro”.
Così l’assessore provinciale alla Cultura, Giuseppe Fraticelli alla presentazione del restauro di un prezioso antifonario del XV secolo (fotogallery – slideshow).
Si tratta di un antico volume in pergamena proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Gradi che viene conservato, insieme ad altri nove, nella biblioteca degli Ardenti. E’ stato restaurato dal Laboratorio di restauro della provincia di Viterbo da Maria Graziella Cattafi con il contributo di Leandro Gottcher.
Alla presentazione presso la biblioteca A. Anselmi la direttrice della biblioteca consorziale di Viterbo, Iolanda Olivieri, la coordinatrice tecnica del Laboratorio di restauro della provincia di Viterbo, Paola Sannucci. A riempire la sala una classe quinta della scuola primaria dell’Is Ellera.
“Si tratta di un’opera d’arte – prosegue Fraticelli –. Siamo custodi di questi tesori e siamo molto fortunati. Questa stessa biblioteca è un tesoro e anche il Laboratorio di restauro della provincia di Viterbo. E’ una comunità di persone appassionate che ci mettono in condizione di poter partecipare a giornate come questa che ci ricorda ciò che di importante è accaduto nelle nostre terre”.
“Questo libro – spiega Iolanda Olivieri – fa parte di un gruppo di 10 volumi che venivano utilizzati dai coristi durante le funzioni religiose. Col tempo si sono danneggiati ma stiano tentando di recuperare tutto. Le opere di restauro sono costose e delicate e vanno fatte un poco alla volta”.
Dei 10 volumi 8 sono definiti antifonari e venivano utilizzati per accompagnare tutte le preghiere che venivano recitate durante l’arco della giornata, 2 sono graduali ed erano specifici per i riti della messa.
Sull’antifonario restaurato c’è un canto dedicato a Santa Caterina da Siena, canonizzata nel 1461. Quindi questo porta a datare l’opera alla fine del 1400 e la fa rientrare ancora nella tipologia medievale.
“L’antifonario – spiega Paola Sannucci – è fatto con la pergamena. Ci sono volute 100 pelli di pecora per realizzarlo. Al tempo era un oggetto molto prezioso perché il materiale costava parecchio. Oggi ha un valore economico più storico”.
Gli antifonari erano molto grandi perché uno solo doveva bastare per tutto il coro. Sotto ci sono delle punte per sollevare il volume e metterlo sul leggio e servivano a non far rovinare le pagine quando venivano girate. A proteggere la copertina – fatta di legno ricoperto di cuoio – delle borchie.
“Il libro – prosegue Sannucci – è stato smontato tutto, sono state ripulite le pagine ad una ad una ed è stato poi riassemblato con un telaio che è uguale a quello che si usava anticamente”.
Paola Sannucci ha portato anche degli strumenti e materiali dell’epoca per mostrare agli studenti della scuola come venivano utilizzati.
“La scrittura al computer – afferma – ci porta lontano dal lavoro manuale, ma chissà che scoprendo questa disciplina qualcuno di voi non si appassioni”.
Elisa Cappelli
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