Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Esistono diversi grandi limiti che condizionano una certa visione della politica.
L’Europa utilizzata per anni come cimitero degli elefanti dei partiti nazionali, non poteva che esprimere una schiera di politici che, essendo molto pragmatici, non sono portatori della visione profetica della politica con la P maiuscola ma si fermano a iniziative “step by step” tipiche di un sistema produttivo.
Questi grandi limiti della visione politica sono figli di una unione monetaria concepita come pilastro portante di una costituzione economica che stimoli la libera concorrenza tra operatori di mercato, superando i confini nazionali e sulla base di regole generali vincolanti per tutti gli Stati membri.
Ai suddetti limiti si unisce un sistema privo dello strumento della svalutazione delle monete nazionali, considerato inutile in una unione monetaria, che presuppone che le differenze nei livelli di competitività tra le economie nazionali possano essere colmate in modo automatico. La somma di questi fattori sta portando alla disgregazione del progetto europeo e alla nascita di aggregazioni regionali ottocentesche.
Il credere che la libera concorrenza possa condurre ad equiparare i costi del lavoro tra i vari Paesi e possa favorire uguali livelli di sviluppo, facendo a meno di politiche economiche finanziarie e sociali comuni, è pura utopia molto prossima alla demagogia.
Anzi questa visione è stata causa dell’aumento degli squilibri strutturali presenti tra le economie dei vari Paesi. L’attuale fase richiede uno sforzo di solidarietà politica che metta in secondo piano le decisioni sovrane di ogni paese adottate per settori significativi che vanno a vantaggio esclusivamente nazionale.
Questo tipo di Unione europea ha paura della democrazia sovranazionale e si ferma alle questioni di indirizzo, rifiutandosi di parlare con i cittadini, accontentandosi di parlare con gli “addetti ai lavori”, nella speranza che costoro riescano a contenere il malcontento crescente.
Hanno ragione alcuni filosofi critici quando affermano che questa è una democrazia che si “conforma al mercato” e non alla gente. Confartigianato, pienamente convinta invece della validità di una affermazione opposta, guarda alle persone, agli imprenditori, quali veri e unici cittadini di una giusta democrazia.
Occorrono politici in grado di immaginare e proporre come può continuare ad esistere un Stato nazionale all’interno di una democrazia sovranazionale, che non ha niente a che fare con il sistema americano, uno stato che conserva la propria integrità territoriale nell’attuare disposizioni amministrative e nello stesso tempo è garante delle libertà civili dei propri cittadini.
Occorre un cambio di mentalità all’interno del Governo tedesco, che superi la visione egemonica che tanti lutti ha portato al popolo tedesco nell’altro secolo, solo il Governo tedesco ha la forza di proporre un cambio dei trattati in direzione della democrazia sovranazionale.
L’unificazione tedesca è figlia della costruzione di una Europa dei popoli e se il Governo tedesco oggi non è in grado di mostrare solidarietà agli altri popoli in difficoltà e si consoliderà l’idea che il suo unico obiettivo è quello di cavalcare i vantaggi della moneta unica, sul piano delle esportazioni e dell’abbassamento dei tassi di interesse pagati.
Il presidente
Stefano Signori
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