Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,
approfittiamo della proverbiale ospitalità del suo quotidiano per esprimere le perplessità e dubbi che ci hanno assalito leggendo l’ordine del giorno su cui si svolgerà il prossimo consiglio comunale del 30 ottobre.
Pur nell’assoluto rispetto dei ruoli istituzionali e di coloro che adempiono al mandato elettorale per cui sono stati votati dai cittadini, con grande partecipazione, serietà e competenza (purtroppo non tutti), vorremmo porre l’accento sulla scarsa utilità pratica di certe mozioni all’ordine del giorno, oltretutto simili e sulla falsariga di quelle presentate nell’ultimo anno in tanti altri precedenti consigli comunali.
Non si parla di creare lavoro, non si parla di rilancio del territorio, non si parla di rilancio del turismo, non si parla di centro storico, non si parla di sicurezza del territorio e dei cittadini, non si parla del problema immigrati, non si parla di arsenico però si parla di “orti urbani da affidare ai cittadini, si parla di “aree attrezzate per sgambatura cani”, si parla di “proposte per la tutela delle colonie feline e per il mantenimento dell’habitat naturale nel contesto urbano”, si parla di “tutela degli animali appartenenti a specie selvatiche ed esotiche in spettacoli e circhi equestri”, si parla di “istituzione della consulta per il benessere degli animali, si parla di “salvaguardia del territorio comunale dalla coltivazione di organismi geneticamente modificati”.
Ora appare chiaro, anche al più sprovveduto dei viterbesi o al più fedele elettore di sinistra che, con tutto il rispetto per cani, gatti e “animali esotici”, in questo momento di profonda crisi forse sarebbe il caso di affrontare problematiche più consone alle necessità reali della gente, discutendo e soprattutto risolvendo definitivamente problemi come l’arsenico, la sanità, l’ordine pubblico e la sicurezza, la viabilità, la creazione di posti di lavoro tramite il rilancio del territorio, il problema dell’immigrazione, il delicato capitolo del “sociale” e tanto altro.
L’auspicio è che si agisca e lo si faccia in fretta, senza aspettare il Gabibbo o Jimmy Ghione, perché non c’è ormai più niente da ridere, anzi c’è molto da piangere. Ma non siamo molto ottimisti.
La mia Tuscia
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