Civita Castellana – Riceviamo e pubblichiamo – Se si procede a una riorganizzazione della rete ospedaliera utilizzando il solo criterio del numero dei posti letto, si rischia di fare delle scelte paradossali che non garantiscono ai cittadini un’assistenza sanitaria pubblica accessibile, efficiente, efficace, di qualità e sicura. Non vogliamo difendere strenuamente il posto letto, ma sappiamo che non si può procedere con criteri prevalentemente ragionieristici.
Vi è una ipotesi di chiusura di 175 piccoli ospedali con meno di 120 posti letto e in vista dell’adozione del nuovo “Regolamento sugli standard ospedalieri” oggetto di confronto tra ministero e regioni all’interno del Patto per la salute. Il dossier è stato oggi inviato al ministro della Salute, alla conferenza delle regioni e alle commissioni parlamentari competenti per materia. Da noi sulla lista vi sono l’ospedale di Civita Castellana e di Tarquinia.
Occorre organizzare e riqualificare i servizi socio-sanitari al fine di offrire le giuste tutele in termini di tempestività e sicurezza, soprattutto nella capacità di trattare le emergenze e rispondere sui territori in cui si vive all’effettivo bisogno di salute, in particolare nelle condizioni di cronicità e fragilità. Tutto ciò non potrà essere realizzato se non si analizza la realtà nella quale si vuole intervenire, non si garantisce la “contemporaneità” delle riconversioni e del potenziamento dell’assistenza territoriale, e non si coinvolge nel processo la cittadinanza e le organizzazione civiche e di pazienti.
Il processo di riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera non può basarsi sul solo numero di posti letto presenti nella struttura.
A monte della decisione, è necessaria una valutazione del fabbisogno, una indagine epidemiologica e una mappatura dei servizi esistenti. Nella nostra zona è rimasto aperto solo il P.O. di Civita Castellana (chiuso Magliano Sabina-Chiuso Ronciglione) in un raggio di 50 km densamente popolati. Circa 264mila residenti.
La scelta di chiusura o riconversione degli ospedali deve essere fatta considerando fattori come:
Fabbisogno di salute della popolazione di quella specifica zona.
Incidenza di particolari patologie croniche su quel territorio (nella nostra zona sono presenti malattie polmonari e traumi dovuti alla presenza di molte fabbriche).
La presenza di altre strutture ospedaliere nelle zone limitrofe (che possano configurare eventuali situazioni di duplicazioni di presidi). Non vi sono altre strutture presenti nella zona.
Qualità e sicurezza delle strutture che dovranno essere chiuse o riconvertite. Il nostro ospedale si sta ristrutturando piano piano quindi si sta mettendo a norma.
Caratteristiche specifiche di quel territorio in termini di orografia e flussi turistici (come zone montane, piccole isole). Intorno a noi vi sono zone montane che non si riesce a passare nelle giornate invernali per andare o a Viterbo o a Rieti ospedali più vicini.
Esistenza di un servizio di trasporto efficace e tempestivo dalla zona dove verrà chiusa la struttura agli ospedali che rimarranno attivi, in particolare in caso di urgenze e di super strade per gli ospedali che dovrebbero rimanere aperti.
Qualità, accessibilità e capacità di rispondere ai bisogni della popolazione (efficacia) da parte dell’assistenza territoriale presente su quel territorio: diffusione del servizio Adi, case della salute, lungodegenze, riabilitazione. Non vi sono comunità o altro sul nostro territorio e il servizio Cad è carente di operatori.
ìGarantire la contemporaneità degli interventi legati alla riconversione. Non sono ancora stati progettati dei servizi che andranno a sostituire le attività che chiudono.
Garantire un’organizzazione dell’offerta socio-sanitaria territoriale e di prossimità adeguata a farsi carico del bisogno di salute della comunità.
Garantire la sicurezza degli interventi di emergenza-urgenza, assicurando una corretta e razionale dislocazione dei servizi ed essi dedicati, anche attraverso processi di riconversione (punti di primo soccorso), un numero congruo di ambulanze medicalizzate, il funzionamento H24 del servizio di elisoccorso, la distribuzione di servizi collegati alla gestione delle emergenze come le emodinamiche.
Prevedere spazi di condivisione e partecipazione delle comunità locali e delle organizzazioni civiche e di pazienti ai processi di riorganizzazione della rete ospedaliera e dei servizi territoriali, nonché sulla valutazione costante (audit civico) dell’impatto della scelta maturata ed attuata.
Prevedere un piano di comunicazione rivolto alla cittadinanza sulla riorganizzazione. Non vi è nessuna comunicazione a riguardo.
Non è buona sanità avere strutture in cui c’è la chirurgia e non la rianimazione.
Eventuali chiusure devono essere accompagnate dal contestuale potenziamento dei servizi territoriali. Non verranno chiusi i servizi psichiatrici e quindi chiediamo che presso l’ospedale di Civita Castellana venga aperto un servizio ospedaliero di psichiatria.
Filippo Mario Perazzoni
Segretario Fsi
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