Ronciglione – Riceviamo e pubblichiamo – Cari concittadini, quando il 7 maggio 2012 sono stato eletto attraverso una democratica espressione di voto in questa amministrazione e, pur avendo maturato una venticinquennale esperienza nel volontariato e nell’associazionismo, mi sono sentito dal principio una grande responsabilità nei riguardi dei 9400 abitanti della mia bellissima e amatissima città Ronciglione. La mia visione della politica e dell’essere amministratore mi ha portato da subito a fare ciò per cui sono stato eletto.
Quindi pensavo che amministrare volesse dire potersi confrontare liberamente con tutti i cittadini di qualsiasi appartenenza politica e religiosa. Poter esprimere attraverso un confronto anche duro ma sincero con i miei colleghi le proprie idee o i propri punti di vista sulla città ed i suoi problemi.
Poter dialogare con voi su strumenti moderni e liberi come Facebook (cosa che ho fatto, senza essermi mai permesso di offendere nessuno) per informarvi sulla attività mia e dell’amministrazione comunale e discutere insieme sui problemi, su come poterli risolvere per poi parlarne in sede di maggioranza.
Pensavo che amministrare volesse dire, vista l’importanza, confrontarsi con i colleghi in sede di riunioni di maggioranza (luogo deputato) almeno due volte al mese e non otto volte in due anni e mezzo (per questo motivo più volte mi sono risentito e più volte ho sollecitato tali incontri). Pensavo che tentare di risolvere i tanti problemi dei cittadini o comunicare a colleghi le segnalazioni ricevute dovesse essere un obbligo per gli amministratori.
Pensavo che un amministratore dovesse essere di esempio per i cittadini nel suo modo di agire, nel suo modo di porsi, nel suo modo di parlare, nel suo essere super partes. Pensavo volesse dire stare in mezzo alla gente. Pensavo volesse dire essere sempre reperibile per tutti, lavorare insieme a voi.
Pensavo che fosse cosa buona e giusta sostenere e ringraziare sempre e comunque tutti coloro che si mettono a diposizione per la città e per la sua promozione. Pensavo che il mio modo di essere fosse di stimolo anche per i miei colleghi e non mi sono accorto che invece appariva come il perseguimento di “finalità personalistiche”, e metteva in difficoltà il sindaco, per un nostro problema di incompatibilità emersa fin dal primo momento.
Inoltre pur lavorando in una azienda privata con grandi responsabilità, sono riuscito a essere sempre presente, e tanti di voi cittadini ne siete stati testimoni. Pensavo, in sostanza, che provare ad essere un buon amministratore contribuisse a dare anche una buona immagine del nostro Comune all’esterno. Pensavo che fare politica volesse dire confronto, dialogo, libertà di espressione e pensiero.
Mi dispiace, purtroppo ed evidentemente non ho capito bene la politica paesana. Così come, perdonatemi, non ho capito un’altra cosa: nel decreto di revoca della mia delega, il sindaco, dopo aver elencato le sue motivazioni in relazione al mio modus operandi, nel medesimo atto esprime infine “l’apprezzamento” nei miei confronti “per l’impegno profuso”.
Ringrazio comunque chi mi ha dato questa possibilità e confermo come consigliere comunale che continuerò a dare voce a tutti i cittadini liberi che lo vorranno. Vi ringrazio per l’attenzione dedicatami e la vostra vicinanza di questi giorni e in quelli che verranno.
Fabio Troncarelli
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