Viterbo – Tra il tassare e l’incassare, c’è di mezzo un mare di riscossioni mancate.
Nelle casse del comune di Viterbo in media ogni anno arriva il 72,9 per cento di tasse e tariffe messe in bilancio.
Sopra la media nazionale del 66,5 per cento.
Prendendo in esame il quinquennio 2008 – 2012, il Sole 24 Ore ha rilevato come su 637 euro medi d’accertamento pro capite, a palazzo dei Priori entrino 464 euro e 173 a persona in media non s’incassano.
Nel dettaglio, per i tributi la media è di 494 euro, ma di questi nelle casse arriva il 77,4 per cento, ovvero 382 euro, mentre 112 si perdono per strada.
In termini percentuali va peggio per tariffe. Su 143 euro s’incassa il 57,5 per cento, ovvero 82 euro.
Di sessantuno euro in media, nessuna traccia.
Il quotidiano economico piazza Viterbo al 40esimo posto in Italia per riscossione delle tasse. La percentuale più alta nel Lazio.
Tutti gli altri capoluoghi fanno peggio. Frosinone è 57esimo, con una percentuale d’incassi del 69 per cento. Rieti è 80esima e la percentuale cala al 61 per cento, mentre Roma è al 59,7.
Chi riesce, fra tributi e tasse a far entrare nelle casse comunali gli introiti minori, nel Lazio è Latina. Poco più della metà, il 55,4 per cento.
In Italia Reggio Emilia con l’87,1 per cento è prima. La città dove s’incassa di più rispetto alle previsioni in bilancio, mentre è Vibo Valentia dove le casse piangono.
Di media negli ultimi cinque anni è attivato il 43,5 per cento delle tasse previste.
I mancati incassi potranno avere conseguenze serie nei conti delle amministrazioni comunali, perché dal prossimo anno cambiano le regole. I comuni dovranno mettere in bilancio un fondo crediti per le somme non riscosse negli ultimi cinque anni. Questa somma, poi, rientrerà nel patto di stabilità, costringendo di conseguenza a tagliare altrove fondi.
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