Viterbo – Penso alle passeggiate, quelle che facevi da ragazzino quando uscivi di casa per andare a giocare o a nasconderti chi sa dove senza sapere bene cosa si desiderasse in quel momento. Si voleva solo un luogo. Un luogo solo per noi.
E allora, ecco le lunghe passeggiate e la scoperta che quello che avevi sotto casa non sempre era tutto quello che avevi sotto gli occhi. Quando gli occhi si aprivano alla campagna attorno a Tuscania, il mio paese, la campagna della Tuscia. Ti avviavi, senza nulla da reclamare e parole da dire. In mente solo il candore di allora. Molte volte ho sentito il bisogno di vivere queste sensazioni in età più avanzata magari quando la mia attività accademica mi trascinava per lunghi periodi all’estero.
Il bisogno quasi fisico di sentire le tue radici, di riappropriarti del tuo metabolismo spirituale, del tuo genius loci, che più volte in modo mirabile Antonello descrive nel suo libro. Imparavi allora, in quelle passeggiate prima di cena che poi tornavi in ritardo e percorrevi il corridoio di casa con passo prudentissimo, imparavi ad ascoltare e dall’ascolto s’aprivano le porte per nuove scoperte. La narrazione di una cultura dove il ricordo è selezione sociale del bisogno dove non c’è scrittura ma racconto.
Una trasmissione dei valori efficace e al tempo stesso dolorosa. Bellissima la descrizione di «quei bimbi fuori fuoco nella grotta del vasaro (lui distratto, a capo chino, religiosamente intento al suo mestiere)». Non è solo l’immagine e la parola ma il senso fisico dell’odore del tufo bagnato, del sudore creativo di quel sapere non codificabile se non nei gesti rituali del saper fare, trasmesso di generazione in generazione. Il processo, quello della trasmissione del sapere e del progresso umano che richiama quello della vita biologica.
Una molecola, quella del dna, che si replica continuamente e che contiene tutte le informazioni necessarie alla nostra vita anche quelle che subito non ci servono ma che un giorno potranno attivarsi per difendere il nostro organismo. Tra le pietre, i campi e gli oggetti che ancora oggi utilizziamo, c’è una memoria nascosta, un dna, che rischia di andare perduto. È parte di noi e della nostra storia. Un mondo che ci racconta e custodisce come il nostro dna, la memoria del passato che tiene nascoste dentro di noi tutta una seria di capacità che si attivano poi al momento opportuno.
Una memoria che va recuperata e valorizzata. Una memoria globale, patrimonio dell’umanità. Come non riconoscersi nella descrizione dello stupore della scoperta del Machu Picchu e della piramide di Bomarzo, ancora intrisa di un senso di mistero che Antonello abilmente accosta proiettando il nostro genius loci con quello di altre civiltà. Una rete di nodi della conoscenza e della memoria di un Pianeta che stenta a trovare un equilibrio nello sviluppo della civiltà umana. Ancora è lunga la strada per un modello di sviluppo incentrato su un utilizzo sostenibile del territorio, un rapporto con le risorse che occorre riscoprire per costruire un futuro in sinergia con l’ambiente in cui viviamo. Quella contadina non è una cultura del passato, ma una cultura per immaginare un nuovo possibile futuro.
Riccardo Valentini
Non sono passati sette mesi dalla fortunata pubblicazione de Il libro delle passeggiate 2013 che ecco – fresca di torchio – la nuova fatica peripatetico-letteraria di Antonello Ricci: Il secondo libro delle passeggiate (e altre bagattelle narrate per l’anno 2014), Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2014, pp. 172, 52 foto b/n, euro 15.
Impreziosito dagli scatti “itineranti” di Ghaleb (fotografo di vaglia oltreché editore) nonché dalla prefazione di Carlo Galeotti e da uno scritto di Riccardo Valentini, il volume raccoglie le fantasie letterarie composte e pubblicate da Ricci in occasione delle numerose passeggiate/racconto realizzate con buona sorte nel corso di questo 2014.
Il secondo libro delle passeggiate sarà presentato a Viterbo giovedì 20 novembre (ore 17.30) presso la biblioteca del Centro per gli Studi Criminologici a palazzo Grandori (ingresso su piazza San Francesco 2). Insieme con l’autore si ritroveranno a discuterne Carlo Galeotti, direttore di Tusciaweb.eu, e Riccardo Valentini, capogruppo di Per il Lazio al parlamentino della Pisana.
Sarà una buona occasione anche per cominciare a riflettere sulle politiche di patrimonializzazione culturale sia in direzione di un rafforzamento delle identità locali che per una virtuosa promozione turistica del territorio: dall’imminente 2015 Anno degli Etruschi – I pirati della bellezza (iniziativa ideata da Tusciaweb e realizzata in sinergia con Unitus e Caffeina) ai Narratori di Comunità (sul tema è previsto per fine novembre a Civita Castellana un primo workshop sperimentale finanziato dalla Regione e realizzato dalla Banda del Racconto in sinergia con l’Unitus).
L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il centro per gli Studi Criminologici. Introdurrà Rita Giorgi direttrice scientifica del CSG.
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