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Vogliono il terreno, gli bruciano il fienile

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Operazione Mamuthones - M.G.

Operazione Mamuthones – G. Medde

Operazione Mamuthones - M.G.

Operazione Mamuthones – G. Medde

Operazione Mamuthones - M.G.

Operazione Mamuthones – G. Medde

Operazione Mamuthones - M.S.

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde

Operazione Mamuthones - M.P.P.

Operazione Mamuthones – Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones - T.M.

Operazione Mamuthones – Mario Tatti

Operazione Mamuthones - G.B.

Operazione Mamuthones – Bernardino Goddi

Operazione Mamuthones - G.G.

Operazione Mamuthones – Gavino Goddi

Operazione Mamuthones - S.F.B.

Operazione Mamuthones – Francesco Benito Salaris

Operazione Mamuthones - L.C.

Operazione Mamuthones – Claudio Liberati

Operazione Mamuthones - P.M.

Operazione Mamuthones – Massimo Pietrelli

Operazione Mamuthones - S.S.

Operazione Mamuthones – Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones - G.M.C.

Operazione Mamuthones – Gian Mauro Contena

Ronciglione – Erano finiti in manette anche nel 2009. Cinque anni dopo, i fratelli Medde non perdono il vizio di farsi arrestare per incendi intimidatori.

Ci sono di nuovo loro tra i 13 arrestati dell’operazione “Mamuthones” (fotocronaca – slide – video), nuovo scacco della procura di Viterbo alla banda composta prevalentemente da sardi, che avrebbe terrorizzato il sud della provincia. Una piccola ‘mala’ del Viterbese, secondo gli inquirenti. Dedita a furti, ricettazioni, incendi e tentate estorsioni. Ma si parla anche di stalking e rapina, nell’indagine brillantemente portata a termine dai carabinieri di Ronciglione, coordinati dal pm Fabrizio Tucci. 

Gavino, Giuseppe, Giovanni e Salvatore Medde ci sono dentro fino al collo. Proprio come pochi anni fa, nell’operazione “Toro Loco”. “Mamuthones” ne è il seguito e, per certi versi, la copia: i carabinieri sono venuti a prendere i Medde a casa. All’alba. In una maxiretata. Come cinque anni fa. E anche nell’autunno 2009 le manette scattarono per la lunga serie di auto danneggiate e aziende bruciate. A volte per sfregio, altre volte per ottenere qualcosa.

Solo Gavino Medde abita a Castel Sant’Elia. I fratelli vivono tutti nello stesso alloggio popolare a Ronciglione. Salvatore e Gavino rispondono di associazione a delinquere insieme a Mario Tatti e Pier Paolo Mulas, anche loro originari della Sardegna e trapiantati a Sutri e Monterosi.

E poi i fratelli Bernardino e Gavino Goddi, altre vecchie conoscenze delle forze dell’ordine; Francesco Benito Salaris, detto “zio Benito”, l’unico ultrasettantenne del gruppo; Gian Mauro Contena, nativo di Nuoro, che abita a Sutri; il romano Salvatorangelo Spiga e i viterbesi Claudio Liberati e Massimo Pietrelli.

Due tentate estorsioni con annessi incendi. In un caso, Salvatore Medde avrebbe preteso di essere assunto in un’azienda. Per convincere il titolare, gli avrebbe incendiato la macchina e danneggiato i muri del capannone. I danni ammontano a 30mila euro.

L’altro episodio riguarda un terreno sul quale, secondo gli inquirenti, i fratelli Goddi volevano mettere le mani. Poco importava che fosse affittato a una terza persona. Per costringerlo a recedere dal contratto di affitto di quei 35 ettari di terra, Mulas, i Goddi, Gavino e Salvatore Medde gli avrebbero bruciato il fienile. Danni all’imprenditore per più di 16mila euro. 

Poi, una raffica di furti. Dalle 60 forme di formaggio da 200 chili, rubate a un’azienda agricola, a furgoni, autocarri, fiumi di gasolio, quintali di nocciole, utensili da lavoro pregiati e di marca. Il bottino di un solo colpo poteva fruttare migliaia di euro.

Furti rudimentali. Vecchia maniera. Violenti: in un caso, la cassaforte di un’azienda è stata sradicata a picconate.

Pistole e fucili non sono stati trovati, ma è contestata anche l’illecita detenzione di arma. Diversamente da “Toro Loco”: cinque anni fa, gli investigatori sequestrarono un’ascia, una mannaia, sette coltelli, un pugnale e un noccoliere. L’indagine prendeva il nome dalla caratura criminale degli indagati. Caratura che si conferma oggi con la nuova ondata di arresti e reati. Tra questi, la feroce rapina di Mulas a una sessantenne, legata mani e piedi, picchiata fino a svenire, messa a tacere col nastro adesivo sulla bocca e buttata a terra dalla parte del viso, per strapparle un braccialetto e rubarle la macchina. E poi, lo stalking di Giuseppe Medde a una coppia di vicini di casa: l’auto rigata sette volte in tre anni, incisa con una croce e bruciata. Fino ai proiettili nella cassetta della posta. O ai messaggi con gli ordini (come togliere vasi dal condominio), mandati anche tramite gli altri abitanti del palazzo.

I Medde sono gli stessi delle ruote squarciate, delle auto bruciate o prese a coltellate, del fuoco appiccato anche alle case, nel primo fascicolo “Toro Loco”. Fatti del 2008-2009 per i quali la sentenza è lontana: la solita burocrazia ha rallentato l’udienza preliminare, come sempre succede nelle vicende giudiziarie più imponenti. E intanto, i Medde sono usciti dal carcere per poi ritornarci con accuse simili. Tutte a vario titolo e tutte, ovviamente, da appurare.

Gli indagati si difenderanno già a partire da oggi. Alle 10,30 inizierà la prima tranche di interrogatori di garanzia al carcere Mammagialla. Potranno parlare o avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma gli atti sono tanti ed è possibile che i difensori prendano tempo per studiarle, prima di far sottoporre i propri assistiti al confronto col gip.

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Gli arrestati

1) Pier Paolo Mulas, detto Pa’, nato a Escolca (Nu) il 16.07.61, residente a Monterosi;

2) Salvatore Medde, detto To’ oppure Tore, nato a Borore (Nu) il 03.01.66, residente a Ronciglione;

3) Gavino Medde, detto Il pastorello, nato a Ghilarza (Ca) il 20.10.61, residente a Castel Sant’Elia;

4) Giuseppe Medde, nato a Borore (Nu) il 29.03.63, residente a Ronciglione;

5) Giovanni Medde, nato a Borore (Nu) il 18.06.58, residente a Ronciglione;

6) Mario Tatti, detto Il compare, nato a Nughedu Santa Vittoria (Or) il 21.11.59, residente a Sutri;

7) Claudio Liberati, nato a Monterosi il 26.07.69 e ivi residente;

8) Francesco Benito Salaris, detto Zio Benito oppure Cisco, nato a Sassari il 21.05.40, residente a Civita Castellana;

9) Gavino Goddi, nato a Orune (Nu) il 01.12.63, residente a Nepi;

10) Bernardino Goddi, detto Dino, nato a Orune (Nu) il 12.08.67, residente a Campagnano di Roma;

11) Salvatorangelo Spiga, detto Salvatureddu, nato a Roma il 08.12.87, residente a Mazzano Romano;

12) Massimo Pietrelli, nato a Caprarola il 19.04.58, residente a Carbognano;

13) Gian Mauro Contena, nato a Nuoro il 08.10.70, residente a Sutri.


– Le immagini degli arresti:  fotocronaca  –  slide  –  video
– Le slide dell’operazione
– La conferenza stampa: fotocronaca – slide

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La vecchia operazione “Toro Loco”: Banda di quattro fratelli terrorizzava imprenditori – Pestaggi in discoteca, si indaga sui fratelli Medde


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