![]() Stefano Bonori |
Viterbo – (g.f.) – Otto comuni sono diventati proprietari di Talete a loro insaputa.
Nella già difficile situazione in cui versa la società idrica, si aggiunge un nuovo elemento che verosimilmente non contribuirà a calmare le agitate acque in cui naviga.
Otto centri della Tuscia diventano soci Talete. Tutti e otto finora sono rimasti fuori, perché a vario titolo e per varie ragioni hanno avversato la gestione unica dell’acqua.
Adesso confluiscono anche loro, come proprietari. Seppure indirettamente.
E’ l’effetto della scissione del Siit, cui gli otto facevano parte.
Ognuno di loro ha deliberato l’acquisizione, perché il Siit chiude, trasferendo alle otto realtà territoriali le quote.
Salgono (virtualmente) a cinquantadue i comuni che fanno parte di Talete.
Cosa vorrà dire per gli equilibri è presto per dirlo, anche perché al momento il presidente Stefano Bonori ha altri pensieri per la testa.
Intanto la ricapitalizzazione che finora i comuni hanno evitato come la peste, quindi il piano di rilancio che il cda ha predisposto, ma che è passato solo all’assemblea soci e non a quella Ato.
Dovrebbe riunirsi il 18 dicembre. Salvo sorprese o l’ennesimo incontro a vuoto.
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