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L'opinione del sociologo - Un'analisi del perché gestire il sistema dei rifiuti è così difficile

Differenziata, se solo ci spiegassero qualcosa in più…

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli 

Viterbo – Sul tema dei rifiuti urbani non si può soltanto parlare solo dell’inciviltà di taluni o dei disservizi dell’azienda preposta; occorre fare anche qualche altra riflessione su altre problematiche che stanno emergendo nelle modalità di realizzazione della raccolta differenziata.

Scorrendo le pagine della letteratura scientifica sull’argomento si coglie chiaramente che sia gli economisti, sia gli ambientalisti, sia i sociologi che i futurologi sono d’accordo nel ritenere la nostra come la società dei rifiuti e dello spreco.

Dai tempi del Club di Roma, che riunì per la prima volta i saggi della Terra sulle contraddizioni dello sviluppo (1962) si osservò che la società del XXI secolo avrebbe avuto bisogno di razionalizzare le conseguenze della sua crescita non solo con riguardo alle risorse del Pianeta ma anche in rapporto all’enorme mole di rifiuti prodotto dai consumi crescenti.

La raccolta differenziata, basata sul concetto di riciclo delle materie prime, costituisce una risposta sia in termini ambientali che produttivi; essa rappresenta quindi un atto di responsabilità e di civiltà che va sottoscritta da chiunque abbia a cuore la dignità e il futuro del genere umano. Tra i criteri di valutazione della qualità della vita e del senso civico di una comunità o di una città, non a caso, l’adozione della raccolta differenziata dei rifiuti è considerata un potente indicatore positivo.

Contemporaneamente, e apparentemente senza alcun collegamento, la nostra società presenta un’altra tendenza: quella alla semplificazione. Ad esempio, le istituzioni sono impegnate nello snellimento delle procedure burocratiche; la tecnologia si muove nella stessa direzione: oggi un unico strumento, il phablet, ci permette di telefonare, seguire un programma televisivo, chattare, twittare, leggere un libro o un quotidiano, fotografare, acquistare un paio di scarpe, fare ricerche su wikipedia e magari scrivere un libro; non solo, un automobile si sostituisce a noi nel trovare parcheggio e nel fare le dovute manovre, mentre ci informa costantemente sui consumi e sullo stato di efficienza delle varie parti meccaniche e con voce suadente ci guida anche alla nostra meta. C’è un motivo, per tutto ciò: siamo impegnati in tante di quelle attività (cento volte più di cento anni fa) che se non le semplifichiamo ci perderemmo la testa.

La differenziazione nel trattamento dei rifiuti e la tendenza alla semplificazione sono ambedue parte integrante del più ampio sistema della società postmoderna, caratterizzata da una pluralità di opzioni, di opportunità, ma anche di problemi e, forse soprattutto, di contraddizioni, che generano complessità e incertezza. E sono anche due tendenze che camminano in senso opposto: perché mentre la raccolta differenziata dei rifiuti produce specificità, diversità di scelte, di comportamenti, di abitudini, insomma genera complessità, il resto della società si caratterizza per lo snellimento e per la facilitazione delle azioni dell’individuo.

In questo prospettiva, la complessità del trattamento dei rifiuti – in controtendenza rispetto al generale processo di facilitazione/semplificazione – sarebbe il giusto prezzo da pagare per garantirci il risparmioso riciclo dei rifiuti e un migliore trattamento delle risorse ambientali.

Ciò non significa però che vada tutto liscio. Le difficoltà delle operazioni relative alla raccolta differenziata sono più di quanto si pensi, soprattutto in rapporto alla generale disponibilità della gente, abituata da sempre a comportamenti più semplici (butto tutto nel cassonetto).

C’è chi si lamenta, e rischia semplicemente di passare per un incivile o per un retrogrado passatista. Ma non è così semplice, non è tutto bianco o tutto nero. Il cittadino ha dovuto da un momento all’altro acquisire una competenza merceologica; in genere, carta, plastica, carta e vetro sono materiali ben distinguibili fra loro: eppure (desumo dalle istruzioni di Viterbo Ambiente), c’è un tipo di carta/cartone che va smaltito con la carta, uno che va smaltito con l’organico (carta con residui di cibo), e uno con l’indifferenziato (tetrapak e scontrini); e c’è un vetro che va con il vetro e uno che va con l’indifferenziata (le lampadine); e c’è una plastica che va con plastica e metalli, una che va con l’indifferenziato (la plastica dura) e una che va addirittura nell’organico (le nuove bottiglie plastiche bio). E abbiamo almeno quattro (se non cinque) diversi contenitori, privati o collettivi che siano, da riempire in giorni (e ore) diversi.

Tutto ciò è giustificatissimo sul piano tecnico e su quello della gestione organizzativa della raccolta dei rifiuti. Ma nella nostra società della semplificazione, della fretta, dei mille impegni quotidiani, tanto che ormai perfino il cibo te lo preparano e te lo precuociono? Nel vissuto quotidiano dell’anziano? Nel vissuto quotidiano di chi fa fatica a cambiare abitudini? Nel vissuto quotidiano di chi già fatica a comportarsi civilmente in genere? Nel vissuto quotidiano di chi viene abituato dalla società e dal mercato ad avere facilitazioni, semplificazioni, aiuti e aiutini?

Certo, sempre più spesso le confezioni industriali riportano le istruzioni su come trattare i materiali di scarto: ma ancora non tutti lo fanno, quelle istruzioni talvolta sono quasi illeggibili e, soprattutto, nelle produzioni artigianali mancano completamente.

Non sarà allora che forse all’utente medio sarebbe utile risparmiare qualche dilemma, lasciandolo alle sue certezze su cosa è carta, vetro e plastica, e completare la differenziazione dei materiali a valle, nei centri di raccolta, da parte di personale specializzato che così facilmente sa distinguere tra una plastica dura, una plastica semidura e una plastica molle? E magari non sarebbe il caso di attendere che merceologia diventi una materia di studio obbligatoria, insieme ai temi dello sviluppo sostenibile, a partire dalle elementari?

Non so se il numero degli incivili diminuirebbe. Di certo si toglierebbero argomenti agli insofferenti, ai dubbiosi, ai demotivati, agli ignoranti, ai pasticcioni, ai misoneisti, agli asociali e soprattutto a chi cerca ogni giorno un’occasione per fare il bastian contrario in servizio permanente effettivo.

Francesco Mattioli


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8 dicembre, 2014

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