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Operazione "Bloodsucker" - Usura, estorsione e riciclaggio - Un imprenditore romano, che lavorava a Viterbo, nella rete dei 'cravattari'

Minacciati con carcasse di animali morti

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Operazione Bloodsucker, la retata della polizia di Novara

Operazione Bloodsucker, la retata della polizia di Novara

Operazione Bloodsucker, la retata della polizia di Novara

Operazione Bloodsucker, la retata della polizia di Novara

Operazione Bloodsucker, la retata della polizia di Novara

Operazione Bloodsucker, la retata della polizia di Novara

La polizia sul posto

Polizia

La finanza

La finanza

Novara – C’era anche un imprenditore che operava a Viterbo nella rete dei presunti usurai dell’operazione “Bloodsucker”, “succhiasangue” (video – fotocronaca – slide).

Il blitz, scattato all’alba, ha fatto finire in manette sette persone (quattro in carcere e tre ai domiciliari).

Duro il colpo inferto alla criminalità locale all’esito di una complessa attività d’indagine diretta dalla Procura della Repubblica di Novara e condotta dalla locale squadra mobile.

Sgominata un’organizzazione dedita a usura, estorsioni e riciclaggio di denaro sporco. A capo della banda, da quanto si apprende, c’era Giuseppe “Pino” Di Giovanni, 52enne. 

La fitta rete di contatti, sviluppati in ambito commerciale, ha permesso a Di Giovanni, insieme ad altri esponenti della sua famiglia, di servirsi di soggetti terzi per riciclare denaro provento dell’attività criminale.

Le vittime venivano intimidite e minacciate, come l’imprenditore romano, che operava tra Viterbo e provincia. Fatti accertati dalla guardia di finanza di Viterbo, sezione mobile del nucleo di polizia tributaria.

Altre vittime si sarebbero viste recapitare carcasse di animali morti. A un imprenditore, finito nella rete degli usurai, era stata fatta trovare una gallina morta, appesa per il collo al cancello dell’azienda. 

“Pino” Di Giovanni non si è fatto scrupolo di estorcere cospicue somme o altri beni di valore, con intimidazioni e minacce continue, accertate anche grazie al contributo della Sezione mobile del nucleo di polizia tributaria della finanza di Viterbo.

Le attività della squadra mobile di Novara erano iniziate nel 2012. L’intimidazione all’imprenditore viterbese sarebbe arrivata nel corso di quest’ultimo anno.

Per gli investigatori, i tassi di interesse variavano dal 28,91 per cento al 511 per cento, facendo lievitare in poco tempo somme anche piccole. Per chi si era rivolto ai ‘cravattari’ era praticamente impossibile restituire il prestito. E così iniziava l’escalation delle minacce. 

Le misure di custodia cautelare sono state eseguite dalla squadra mobile di Novara, in collaborazione con i colleghi di Torino, Milano, Brescia, Biella e Vercelli e con il supporto del Reparto prevenzione crimine Piemonte.

In carcere sono finiti:

DI GIOVANNI Giuseppe, detto “Pino”, nato a San Cipirello (PA) il 18.11.62;

DI GIOVANNI Francesco, nato a San Cipirello (PA) il 27.02.1961, domiciliato in provincia di Vercelli;

DI GIOVANNI Ignazio, nato a Gattinara (VC) l’8.04.1983, residente in provincia di Novara;

ALIA Massimiliano, nato a Biella il 30.09.1977, residente a Antonimina (RC) e domiciliato in provincia di Biella.

Sono invece ai domiciliari:

AGOSTINELLI Sergio, nato a Fagnano Olona (VA) il 7.01.1950;

PIRRELLO Francesco, nato a Alcamo (TP) il 18.08.1949, residente in provincia di Brescia;

MIGLIAVACCA Angelo, nato a Pavia il 3.08.1949 residente in provincia di Milano.

Secondo gli inquirenti, lo spessore criminale degli arrestati e la loro pericolosità emerge anche dai contatti e dalle assidue frequentazioni con esponenti della criminalità organizzata.


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19 dicembre, 2014

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