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Viterbo - Al bilancio di fine anno l'economista Simoni spiega la via del governo Renzi per portare l'Italia fuori dal baratro - Incertezza nella Tuscia per il 2015

“Siamo in crisi da venti anni”

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Marco Simoni e il presidente Calisti

Marco Simoni e il presidente Calisti

Giuseppe Crea e Marco Simoni

Giuseppe Crea e Marco Simoni

Marco Calisti

Marco Simoni

Mocci, Orsolini e Crea

Mocci, Orsolini e Crea

Marco Simoni

Marco Simoni

Marco Simoni e Giovanni Calisti

Marco Simoni e Giovanni Calisti

Viterbo – Altro che sette, l’Italia è in crisi da venti anni.

Per questo serve una cura energica per far rialzare il Paese.

Fine anno, tempo del consueto bilancio Federlazio, che però stavolta tanto consueto non è. Visto che da queste parti si rischia di parlare sempre delle stesse cose, infrastrutture che non si completano, progetti termali al palo, probabilmente quelli dell’associazione avranno pensato per una volta d’alzare il tiro. Si parla d’Italia.

“Abbiamo deciso – osserva il direttore Giuseppe Crea – di fare un’analisi ad ampio raggio, occupandoci fra l’altro del Job act. Del resto, Viterbo sta in Italia”. Verissimo.

Non un’analisi a caso, ma da un protagonista di primo piano di politica ed economia, Marco Simoni, economista, collabora con il governo Renzi ed è una delle menti che hanno lasciato l’Italia, rientrato quando è stato chiamato per gli impegni governativi.

“L’economia in Italia – osserva Simoni – non cresce dal 1998. I problemi negli ultimi venti anni si sono acutizzati, ma non possiamo solo guardare quello che non va.

L’indizio per uscire dalla crisi va cercato nelle aziende che vanno bene. L’export merci in questi anni è cresciuto da noi più che in Germania o Francia”.

Però da venti anni non cresciamo. “Ecco perché occorrono riforme profonde, giustizia, scuola, pubblica amministrazione. Il Paese va scosso.

Anche ridurre i parlamentari può sembrare una piccola cosa, ma non lo è.

I cambiamenti li stiamo attuando nella convinzione che l’obiettivo non è salvare l’Italia dal baratro, ma riportarla nel posto che le compete, all’inizio del treno, a essere la locomotiva”.

Il presidente Calisti si è soffermato brevemente sulla situazione in ambito locale.

“Temi come il termalismo – dice Calisti – il turismo, sono stati disattesi. La crisi del settore ceramico a Civita Castellana è ancora pesante, con conseguente ricorso agli ammortizzatori sociali. Siamo in una fase perdurante d’estrema sofferenza.

Con il mercato che perde quote, le ricadute sul fronte occupazionale sono pesanti.

Dal 2015 possiamo aspettarci un inizio di risalita o sarà sulla falsa riga dell’anno che si sta chiudendo? Questo è il vero interrogativo”.

In sala pure alcuni ex responsabili Federlazio, fra cui Orsolini a Grani, ma si è rivisto anche Mocci.

Giuseppe Ferlicca

 


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17 dicembre, 2014

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