Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Brutta sorpresa per tutti i cittadini chiamati a pagare la seconda rata dell’Imu, quella odiosa tassa introdotta dal governo Berlusconi e che poi quel galantuomo di Monti e gli altri governati che si sono succeduti alla guida del paese l’hanno ulteriormente appesantita, tanto da renderla un vero esproprio governativo che ha già messo in ginocchio migliaia di famiglie, commercianti e artigiani, giunti allo stremo da uno dei più pesanti balzelli che la storia d’Italia ricordi.
Anche il Comune di Viterbo, disponendo l’aliquota Imu ancora più salata per il 2014, di fatto si è reso complice di un provvedimento riluttante e assolutamente sproporzionato alle possibilità dei contribuenti, già fortemente impoveriti da una crisi che sembra non finire mai e che saranno costretti a chiudere i locali delle loro piccole imprese, acquistate con immensi sacrifici e tutt’ora gravate d’ipoteca con tanto di pesantissimo mutuo da pagare alle banche.
Tasse, solo tasse e sempre tasse: dove non le impone il governo, le impone la Regione, dove non le impone la Regione le impone il Comune e così via, in questo micidiale circolo vizioso che autorizza tutti, ad iniziare da Renzi, a dire che nessuno vuole aumentare le tasse ma che, poi, nella realtà, avviene esattamente il contrario, assumendo anche le caratteristiche del paradossale laddove, tanto per fare alcuni esempi, la bolletta dell’acqua aumenta pur in presenza di arsenico, la benzina aumenta pure se il petrolio ha raggiunto quotazioni da minimo storico, la tassa sui rifiuti è più cara nonostante un servizio inadeguato, come sono più cari i ticket in rapporto alla diminuzione di servizi e prestazioni sanitarie e così via.
Anche coloro che devono assolvere alla semplice conduzione famigliare, sono costretti a pagare un commercialista per fronteggiare la valanga di imposte, gabelle e obblighi fiscali per non cadere nelle fauci di Equitalia, sempre pronta ad esigere fino all’ultimo euro preteso da un sistema tributario non più sostenibile per la maggioranza degli italiani.
Si parla tanto di aggiornare o cambiare la Costituzione ma già qualcosa si è radicalmente modificato: si legge nell’art.1 che “…L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” , niente di più anacronistico per quanto sta accadendo oggi e, allora, considerando anche l’aumento dell’Imu da parte del Comune di Viterbo, l’art. 1 oggi si legge così: “l’Italia è una Repubblica fondata sulle tasse e sulla disoccupazione”.
Roberto Talotta per il direttivo comunale di FondAzione
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