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Viterbo - Carabinieri - Il comandante provinciale colonnello Mauro Conte presenta il calendario dell'Arma 2015

“Una piccola opera d’arte dedicata alla famiglia”

di Francesca Buzzi
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Il colonnello Conte presenta il calendario dell'Arma dei carabinieri 2015

Il colonnello Conte presenta il calendario dell’Arma dei carabinieri 2015

Il calendario dell'Arma dei carabinieri 2015

Il calendario dell’Arma dei carabinieri 2015

Il colonnello Conte presenta il calendario dell'Arma dei carabinieri 2015

Il colonnello Conte presenta il calendario dell’Arma dei carabinieri 2015

Il calendario dell'Arma dei carabinieri 2015

Il calendario dell’Arma dei carabinieri 2015

Il colonnello Conte presenta il calendario dell'Arma dei carabinieri 2015

Il colonnello Conte presenta il calendario dell’Arma dei carabinieri 2015

Il calendario dell'Arma dei carabinieri 2015

Il calendario dell’Arma dei carabinieri 2015

Il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Mauro Conte

Il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Mauro Conte

Viterbo – Una piccola opera d’arte. Un gioiello da collezione (galleryslide).

Non solo per le sue fattezze, ma anche o forse soprattutto per i contenuti.

E’ il calendario dell’Arma dei carabinieri 2015, presentato stamattina dal colonnello Mauro Conte, comandante provinciale della Tuscia.

“E’ una piccola opera d’arte – ha esordito il colonnello – sia per foggia che per contenuti. Quest’anno il leitmotiv scelto per le sue pagine è la famiglia intesa sia nel senso stretto del termine e che riguarda quindi lo stretto rapporto che i familiari dei carabinieri hanno con l’Arma stessa, sia nell’accezione più allargata ovvero quel legame che si instaura tra i colleghi che vivono quotidianamente a contatto tra di loro nello svolgimento del proprio servizio”.

Sulla copertina del calendario 2015 è raffigurata la primissima sede dei carabinieri fondata in Italia: la Bergia di Torino, una sorta di “casa madre” per tutti i militari sparsi nello Stivale nel corso dei secoli.

“All’interno invece – spiega il comandante provinciale Conte – si parte con l’immagine dell’artista Monica Aruta, vincitrice del concorso indetto dall’Arma durante i festeggiamenti del bicentenario. L’opera si chiama “Il nastro rosso” e raffigura una madre che aiuta il proprio bambino ad indossare il cappello da carabiniere”.

Si prosegue poi con tante piccole immagini di vita familiare. Flashback e istantanee che raccontano gli episodi più intimi di alcune figure che hanno segnato la storia. C’è, ad esempio, Berardino Morelli, uno dei pochi sopravvissuti alla battaglia di Pastrengo, che scrive una lettera alla moglie poco dopo il combattimento. E ancora Alfredo Amenduri che invece narra in un breve scritto, anche stavolta indirizzato alla consorte, quello che accadde nella battaglia di Adua.

“Ogni pagina del calendario 2015 – continua il colonnello Mauro Conte – sottolinea l’importantissima vicinanza di ogni militare alla sua famiglia. E non è un caso se l’Arma dei carabinieri ha sempre tenuto in grande considerazione il valore morale delle famiglie di provenienza di ogni suo militare”.

Molte pagine sono dedicate alle mamme. Come quella che trasuda l’infinita dignità di una donna che perse suo figlio in guerra in Somalia e scrive al comandante generale per chiedere almeno di vedere le spoglie di quel figlio donato alla Patria.

“Non poteva mancare – prosegue Conte – una tavola per Salvo D’Acquisto, l’eroe più significativo di tutta la storia dei carabinieri. Abbiamo qui una lettera dell’ex seminarista, arruolatosi in seguito nell’Arma, diretta ai suoi genitori ai quali scrive poco prima di morie, ucciso dai nazisti per aver confessato un attentato in realtà non commesso”.

Nelle ultime pagine si torna alle mamme. Ed ecco Santuccia Beni, un’anziana signora marchigiana che negli anni ’70 contava ben dodici parenti stretti, tra figli, nipoti e cugini, nella grande famiglia dei carabinieri.

“Un calendario quello del 2015 – conclude il colonnello – che offre una panoramica ancor più privata e intima di cosa significa per noi essere quello che siamo, nonostante le difficoltà e nonostante fare questo lavoro ci porti troppo spesso lontano dai nostri cari e dalle nostre famiglie”.

Francesca Buzzi


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3 dicembre, 2014

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