Viterbo – Emanuele Vittorio Anticoli è stato ucciso all’arrivo nel lager di Auschwitz. Letizia Anticoli è stata costretta a una marcia della morte fino a Mauthausen. Angelo Di Porto è morto ‘in luogo ignoto’. Sono queste le tre vittime viterbesi dell’Olocausto che verranno ricordate per sempre con tre pietre d’inciampo.
Viterbo entra, così, nel circuito internazionale della memoria della deportazione con la posa di tre pietre d’inciampo.
Le Stolpersteine verranno installate a Viterbo dall’artista tedesco Gunter Demnig l’8 gennaio alle 10, in memoria di tre ebrei viterbesi deportati ad Auschwitz nel 1944: Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto. Direttamente davanti alla casa dove abitavano, da cui uscirono e non rientrarono più. A Viterbo, in via della Verità numero 19.
La richiesta è pervenuta all’Associazione ArteinMemoria, presieduta da Adachiara Zevi, dai Dipartimenti di studi linguistico-letterari, storico filosofici e giuridici (Distu) e di Scienze dei beni culturali (Disbec) dell’Università degli studi della Tuscia. Un’iniziativa che ha avuto il sostegno del comune di Viterbo che ha dato il via libera alla posa delle Pietre.
“Le installazioni – spiega una nota esplicativa dell’università – intendono ridare individualità a chi si voleva ridurre a numero. L’espressione ‘inciampo’ deve dunque intendersi non in senso fisico, ma visivo e mentale. L’intento è quello di catturare l’attenzione di chi passa, facendolo ‘inciampare nella memoria’”. Un progetto reso possibile grazie anche all’impegno del professor Leonardo Rapone, docente di Storia dell’Europa contemporanea e Storia dell’integrazione europea, e dei direttori di dipartimento Giulio Vesperini (Distu) e Gabriella Ciampi (Disbec).
La notizia della posa delle pietre d’inciampo è stata data da Elisa Guida, studiosa della Shoah presso l’Unitus, segretario e socio fondatore di ArteinMemoria durante il seminario di formazione per le scuole medie superiori – “Auschwitz spiegato a mia figlia” – svoltosi il 19 dicembre scorso presso l’aula magna di San Carlo al quale hanno partecipato la professoressa Maria Ferretti e i ricercatori Matteo Stefanori e Valeria Galimi. Assieme a loro, anche lo studioso di storia locale Luca Bruzziches.
“Le pietre d’inciampo – prosegue la nota dell’Università degli studi della Tuscia – sono un progetto artistico e memoriale di Gunter Demnig, che all’inizio degli anni Novanta del Novecento si è posto l’obiettivo di installare una pietra d’inciampo in memoria di ogni persona perseguitata e deportata nei Lager nazisti (deportati razziali, politici, militari, rom, omosessuali e testimoni di Geova) durante la seconda guerra mondiale. Il progetto, nato a Colonia, si è poi diffuso con rapidità ed è entrato nelle memorie nazionali di 17 paesi europei. Nel 2010 è arrivato a Roma e in pochi anni si è esteso ad altre città italiane (L’Aquila, Prato, Genova, Brescia, Bergamo, Padova, Ravenna, Venezia, Livorno…). Le pietre d’inciampo – conclude la nota dell’Unitus – sono dei sampietrini interrati nel marciapiede prospiciente le case dei deportati e si distinguono da quelli comuni perché sulla superficie superiore, che è in ottone, sono incisi i dati biografici (nome e cognome, anno di nascita, anno e luogo di deportazione, anno e luogo di morte) dei deportati”.
“Emanuele Vittorio Anticoli – dichiara infine Elisa Guida – è stato ucciso all’arrivo nel lager. Letizia Anticoli è stata invece costretta a una marcia della morte fino a Mauthausen, dove è deceduta pochi giorni dopo l’arrivo degli alleati. Angelo Di Porto è morto ‘in luogo ignoto’ dopo il 22 gennaio 1945. Quindi, è molto probabile che anche lui sia stato costretto ad affrontare una marcia della morte. L’espressione ‘morto in luogo ignoto in data ignota’ deriva infatti dal Libro della memoria ed è stata scelta da Liliana Picciotto, responsabile ricerca scientifica della fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec), proprio in riferimento alle vittime di quella violenza ‘individuale e soggettiva’ che tornò a farsi strada nella fase finale dello sterminio”.
Daniele Camilli
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