Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono uno studente universitario che qualche anno fa ha conseguito il diploma nel Liceo Buratti. Vorrei rispondere alla dirigente scolastica Paola Moscucci in merito all’articolo “Fuori gli occupanti dal Gran Galà di Natale”, da lei scritto.
Per prima cosa faccio una breve descrizione, per chi non è a conoscenza, di cosa sia questo Gran Galà di Natale. Credo di averne preso parte un paio di volte. E’ una serata a ridosso delle festività natalizie in cui studenti e professori si incontrano per farsi gli auguri, scambiarsi quattro chiacchiere, conoscersi meglio anche al di fuori delle opprimenti mura scolastiche.
Una sorta di festa di fine anno american style. La serata si articola in una cena, poi brindisi, danze, lotteria e un momento destinato alla beneficenza. Vista dall’esterno è un’iniziativa davvero bella, ma dal di dentro non tutto è così fulgido.
Negli anni in cui frequentavo il liceo, il Gran Galà era visto come una festa esclusiva, l’evento più glamour del Natale di provincia, a cui potevano accedere la maggior parte degli studenti del Buratti, ma non tutti, per ovvi quanto ingiustificabili motivi numerici.
Giovani studenti e studentesse, una volta riusciti a farsi inserire nella fortunata lista, entravano nella fase del “cosa ti metti?”, iniziando una corsa affannosa al vestito più chic, alla giacca più elegante, alla scarpa più firmata, alla camicia più costosa.
Ragazzi e ragazze dai 14 ai 18 anni imbellettati come principesse e marchesi, illusi di poter accedere, grazie a quella serata, a uno splendido spaccato del mondo degli adulti, una balconata dove affacciarsi sul belvedere della vita vera. E molti professori che prendevano parte alla serata non facevano nulla per non far credere che le cose non stavano proprio così.
Tornando all’occupazione, non ho ben chiaro il quadro attuale di ciò che sta accadendo nelle scuole superiori, ma so che in molti istituti si stanno verificando delle forme di protesta da parte degli studenti, più o meno lecite, più o meno tollerate dai dirigenti.
Nel suo articolo, la preside Moscucci scrive che “è in atto un’occupazione dei locali della palestra da parte di un gruppo minoritario di nostri studenti, i quali contestano alcuni punti salienti del documento governativo La buona scuola”.
Dopo aver liquidato il problema con queste due parole, prosegue affermando che le assenze nei giorni di occupazione saranno giustificate solo se corredate da certificato medico o “da dichiarazione del genitore attestante la non partecipazione del figlio alla manifestazione di protesta”.
Poi la perla: gli studenti che hanno preso parte all’occupazione saranno esclusi dal Gran Galà di Natale.
A queste parole sono rimasto allibito. La preside, come estremo castigo per questa occupazione, invita i professori a una caccia agli occupanti, che, una volta identificati, dovranno essere chirurgicamente esclusi dal Gran Galà. O meglio ancora, che essi si facciano volontariamente da parte, autoescludendosi da quell’esibizione di festosa gioia a cui loro non sono i benvenuti.
Parole che mettono in luce tutta l’inadeguatezza della dirigente nel capire i veri problemi che il suo ruolo le pone dinnanzi, l’incapacità di comprendere che quell’occupazione non è il vezzo di una minoranza di ragazzi, come lei afferma, ma il disagio diffuso di coloro che vivono in prima persona le inadempienze di un sistema, quello scolastico, ampiamente alla deriva e che necessita di grosse modifiche strutturali.
Gli studenti, a mio avviso, hanno tutto il diritto di manifestare il proprio dissenso contro questa politica, queste istituzioni che non hanno minimamente a cuore la loro formazione, il loro percorso.
I dirigenti dal canto loro dovrebbero aprire un dialogo con gli studenti. Un dialogo certamente critico e polivocale, un dialogo alla pari, e non scrivere articoli ponziopilateschi prendendo da loro ulteriori distanze. Senza l’utilizzo di ricatti o minacce di esclusione da feste mondane più vicine al mondo delle griffe e delle boutique che alla scuola.
E’ evidente che gli studenti stiano chiedendo uno spazio di dialogo, una richiesta di attenzione verso quelle istituzioni che, a loro ben dire, sono spesso assenti e pensano per lo più alla gestione della scuola intesa come azienda, con entrate e uscite economiche, piuttosto che al vero compito che essa si deve preporre, ovvero formare buone persone capaci di riutilizzare la cultura con spirito critico, e non degli atarassici eruditi.
Se la scuola si dimentica di questo, a cosa serve ancora?
Concludo perciò invitando voi studenti del liceo Buratti a boicottare il Gran Galà di Natale e a continuare sulla vostra strada, nel rispetto del lavoro degli altri, ma nella consapevolezza che il vostro dissenso è nel giusto.
Daniele Quadraccia
Articoli: – Turchetti (Uil): “Un attacco grave e senza precedenti” – “Fuori gli ‘occupanti’ dal Gran Galà di Natale” – Buratti occupato

