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Viterbo - Contro il patto sulla scuola voluto da Renzi - Parte degli studenti sono rimasti in classe - Manifestazioni di protesta anche in altri istituti

Buratti occupato

di Giuseppe Ferlicca
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Il liceo classico - linguistico "M. Buratti"

Il liceo classico – linguistico “M. Buratti”

Il liceo classico - linguistico "M. Buratti"

Il liceo classico – linguistico “M. Buratti”

Il liceo classico - linguistico "M. Buratti"

Il liceo classico – linguistico “M. Buratti”

Il liceo classico - linguistico "M. Buratti"

Il liceo classico – linguistico “M. Buratti”

Viterbo – Contro il patto della “Buona scuola” voluto dal governo Renzi si mobilitano anche gli studenti di Viterbo.

Stamani occupato il liceo classico Buratti.

Una parte dei ragazzi si è radunata nelle palestre, mentre un’altra, nel palazzo Pinzi è rimasta in classe. Fra le due parti si è formato un “muro”.

Gli studenti in protesta avrebbero voluto parlare con i ragazzi che non hanno aderito alla manifestazione, entrando in classe a piccoli gruppi, ma non sono stati autorizzati.

Quella del Buratti non è una protesta isolata nel capoluogo.

Stando agli studenti, manifestazioni anche a pedagogico, scientifico e pure a ragioneria si starebbero organizzando.

Ai ragazzi, della riforma non piace la parte che riguarda le scuole professionali.

Incentivate con l’intervento dei privati e tirocini nelle loro aziende. “E’ positivo – dice una delle ragazze in protesta di fronte al Buratti – così si formano gli operai del futuro, ma non mi sta bene che il liceo risulti declassato. In secondo piano.

Io andrò all’università e alla fine mi troverò senza lavoro”.

Non piace nemmeno la parte della riforma che riguarda la distribuzione dei finanziamenti.

“Oltre alle scuole pubbliche – dice un’altra ragazza – sono inserite pure quelle private e tutto si basa sulla valutazione Invalsi che può variare da scuola a scuola.

Senza contare che si distribuiscono soldi pubblici anche a istituti frequentati da ragazzi i cui genitori evidentemente si possono permettere di pagare la retta. Perché finanziarli?

I fondi devono andare alla scuola pubblica, anche con aiuti, incentivi, borse di studio, non a chi ha i mezzi per potersi pagare l’istruzione”.

Giuseppe Ferlicca

 


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9 dicembre, 2014

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