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Cura di Vetralla - Partecipazione al funerale di Bellettini, l'imprenditore 69enne morto ieri pomeriggio

“Angelo ha giocato il suo campionato e lo ha vinto”

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Vetralla - I funerali di Angelo Bellettini

Vetralla – I funerali di Angelo Bellettini 

Angelo Bellettini

Angelo Bellettini 

Vetralla - I funerali di Angelo Bellettini

Vetralla – I funerali di Angelo Bellettini 

Vetralla - I funerali di Angelo Bellettini

Vetralla – I funerali di Angelo Bellettini 

Vetralla - I funerali di Angelo Bellettini

Vetralla – I funerali di Angelo Bellettini 

Vetralla - I funerali di Angelo Bellettini

Vetralla – I funerali di Angelo Bellettini 

Cura di Vetralla – “Angelo ha giocato il suo campionato e lo ha vinto” (fotocronacaslide).

Partecipazione e commozione al funerale di Angelo Bellettini, morto ieri all’età di 69 anni. In tanti hanno partecipato alla cerimonia alla chiesa di santa Maria del soccorso a Cura di Vetralla.

Parenti, amici e conoscenti hanno voluto ricordare l’imprenditore famoso per i negozi di abbigliamento, ma anche per essere stato un promotore dello sport regionale, in particolare del tennis e del golf.

Il ricordo più commosso è stato quello del sindaco Sandrino Aquilani, legato a Bellettini da una lunga e profonda amicizia. “Abbiamo iniziato presto a sognare – ha detto Aquilani -. Avevamo i calzoni corti e le strade erano bianche e polverose. Dormivamo spesso nella stessa stanza e immaginavamo di diventare qualcuno e di emergere nello sport, nella musica e nel lavoro. Volevamo conquistare il successo. Le nostre famiglie non erano ricche, ma lo erano in onestà, che è stata la prima cosa che abbiamo imparato dai nostri genitori insieme a tanti altri insegnamenti.

Angelo ha avuto dei bei sogni, molti dei quali si sono realizzati. Lo dimostra il suo grande amore per il golf che ha portato avanti con grande convinzione. Angelo era un campione della vita e non è facile esserlo in un mondo che spesso si abbrutisce nell’esercizio del potere e nell’accaparramento della ricchezza. Ha saputo trattare con le grandi firme dell’abbigliamento e dare vita a una catena di negozi con il suo nome. Ha creato occupazione e realizzato eventi sportivi che hanno coinvolto grandi atleti.

Ha giocato il suo campionato e lo ha vinto, mettendo in campo tutto ciò che per lui era normale, a partire dalla voglia di fare, alla convinzione e alla professionalità. Era un perfezionista e un pignolo. Non lasciava nulla al caso.

Sono qui a a raccontare la sua splendida storia di successo. Ora lo immaginiamo sorridente con la mano alzata a stringere un mazzo di fiori con lo sguardo al cielo, proprio come fanno i campioni dopo aver tagliato il traguardo. Vediamo un immenso prato verde in cui chi lo ha conosciuto, amato e apprezzato, sta in piedi ad applaudirlo. E’ diventato quel campione che sognava, ma la sua avventura non è finita qui. Indelebili resteranno le sue impronte. Continuerà a essere il timone della sua famiglia, di Roberta, Marco e Giorgia. Loro – ha concluso il sindaco – faranno sì che la sua luce non si spenga. Ciao Angelo”.

Prima di lui, è toccato al nipote Davide Aquilani ricordare lo zio. “Angelo si preoccupava tanto di questo momento – ha detto il giovane – e non perché avesse paura della morte della quale era, ormai, consapevole da tempo. La chiamava, con grande delicatezza, “il passaggio dalla vita terrena a quella eterna”. Lo zio aveva solo paura di vederci soffrire e, già da tempo, aveva rinunciato a esternare la sua sofferenza per proteggere chi tanto lo amava. Alla vigilia di Natale parlammo di come noi uomini rincorriamo il mondo che scappa con le sue cose e di come vogliamo sfuggire alla morte che ci viene incontro e che ci coglie impreparati. Zio Angelo mi disse di non sapere odiare. Un uomo che è incapace di odiare, sa solo amare ed è lui stesso amore. Ed è proprio con questo amore e con altrettanto altruismo che ha abbandonando il dolore. In questo giorno non lo abbiamo perso, ma solo restituito”.

A officiare la messa don Paolo Ghigo che ha provato a consolare la famiglia con parole di speranza. “Dio non vuole che nessuno vada perduto perché siamo suoi figli – ha detto il sacerdote -. Lui è amore e ci ha amato da subito senza veri motivi. Essere suoi figli significa avere in comune con lui la stessa natura. Ognuno di noi è fatto di Dio, di cielo e di eternità. Quando si è messo a impastare la polvere del suolo ha plasmato l’uomo a sua immagine soffiandoci dentro la sua vita. Il suo amore si manifesta nel fatto che questo sentimento non si perde mai. Tutto viene condiviso, gioie e dolori. Angelo è stato sulla croce con Cristo e Dio non è stato lì a guardarlo, ma ha sofferto con lui. Lo ha sostenuto, dandogli forza. Non stiamo consegnando Angelo al cimitero, ma al padre suo perché ritorni a casa. Non stiamo celebrando la morte, ma la vita. Tutto ciò di cui Angelo, adesso, sta facendo esperienza. E’ ovvio, la morte fa male, ma la speranza sia più forte del dolore perché Angelo è nelle mani del padre e questo – ha detto rivolto ai famigliari – via dia tanta consolazione”.


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9 gennaio, 2015

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