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Comune - Chiara Frontini (Movimento Civico Viterbo 2020) replica

Acqua pubblica, Sel non sa neppure di cosa si parla…

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Chiara Frontini

Chiara Frontini 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sel dimostra di non aver letto neanche il nostro ordine del giorno. Non abbiamo mai proposto, nel nostro documento, un referendum popolare per la scelta dell’acqua pubblica. Quello lo abbiamo proposto dopo, quando la maggioranza, Sel compresa, ha bocciato il nostro ordine del giorno che chiedeva tutt’altro: chiedeva di non cedere le quote del servizio idrico a chicchesia – altri enti pubblici ma soprattutto a privati – per evitare che l’acqua venga privatizzata; chiedeva di far pressione in Regione Lazio affinché si varino al più presto i bacini idrografici, contro la logica dell’Ato Unico che va dritta dritta verso una gestore unico, magari privato; chiedeva di utilizzare il fondo di ripubblicizzazione previsti dalla legge 5 invece di far pagare i debiti di Talete ai viterbesi, spendendo 900.000 euro in tre anni per poi magari vendere le quote a qualcun altro.

E’ solo dopo che la maggioranza ha bocciato queste richieste, aprendo in diversi interventi – tra cui quello dei capigruppo del PD – all’ingresso dei privati, che abbiamo dovuto rinfrescare la memoria a chi ha dimenticato che gli italiani e i viterbesi su questo si sono già espressi, e se sarà necessario lo faranno di nuovo.

Nell’articolo Sel afferma di essere contraria all’Ato Unico regionale. Forse gli esponenti viterbesi non sanno che il rappresentante di Sel nella giunta regionale votò, nel febbraio 2014, per l’Ato unico laziale, delibera ripresentata nello scorso dicembre a sostegno della legge “Sblocca Italia” e delle sue conseguenze privatizzatrici, contro la legge di iniziativa popolare già approvata nell’aprile 2014 all’unanimità del consiglio regionale.

Nessuna chiacchiera da parte dell’opposizione, ma proposte concrete: varare i bacini idrografici contro l’Ato Unico, non vendere le quote di Talete e ripubblicizzarla con il capitolo istituito ad hoc dalla legge regionale 5/2014, invece che far pagare – come sempre – ai viterbesi gli sbagli di 20 anni di cattiva politica.

Dopo che la maggioranza ha bocciato queste proposte, l’unico modo per farvi capire che la gestione dell’acqua deve restare pubblica è rivitalizzare quel movimento di popolo che ha vinto nel 2011, indicendo un referendum comunale. Per questo parteciperemo, come facciamo fin dalla sua costituzione, alla riunione indetta dal Comitato Non Ce La Beviamo per mercoledì alle 17:30 in via Monte Pertica 14 a sostegno del referendum, con una sola bandiera: quella dell’acqua pubblica.

Chiara Frontini

Movimento Civico Viterbo 2020


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9 febbraio, 2015

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