Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Macchina di santa Rosa - Nello Celestini racconta le sua storia a Quirino Galli nell'ottobre del 1998

“Sono entrato nei facchini nel 1946…”

Condividi la notizia:

Nello Celestini

Nello Celestini 

Nello Celestini

Nello Celestini 

Nello Celestini

Nello Celestini 

Viterbo – Ripubblichiamo un’intervista a Nello Celestini di Quirino Galli dell’ottobre del 1998. La conversazione è tratta da Santa Rosa: tradizione e culto. Atti della seconda giornata di studio 10 settembre 1999: “La città. La Macchina. Il rito. I nuovi supporti”, a cura di Silvio Cappelli, Manziana, Vecchiarelli editore, 2000 –

GALLI: Che scuole hai fatto?

CELESTINI: lo sono andato a scuola fino alla quinta elementare.

GALLI: Il lavoro?

CELESTINI: Ho lavorato per quarant’anni al Consorzio agrario provinciale di Viterbo. Sono entrato come magazziniere e per gli ultimi vent’anni ho fatto il produttore macchine e per questo sono andato due volte negli Stati Uniti d’America, perché vendetti più d’ogni altro la «falce condizionatore».

GALLI: Quando hai cominciato a pensare e ad accostarti alla macchina di Santa Rosa?

CELESTINI: Sono entrato nei facchini nel 1946, per cui io sono stato in mezzo alle otto macchine, esclusa quella del ’98, dal dopoguerra.

GALLI: Ma come ti sei accostato all’ambiente della macchina?

CELESTINI: Sono andato a fare il facchino per una questione ereditaria. Mio nonno e mia madre, che si chiamava Rosa, ci tenevano a che qualcuno della famiglia portasse la macchina; e così, subito dopo l’interruzione del trasporto dovuto alla guerra ho cominciato a portarla.

GALLI: Te lo ricordi il primo trasporto, le emozioni che hai provato?

CELESTINI: Pensavo tante cose, vedevo mio nonno. Papini, il costruttore della Macchina, conosceva mio nonno, che era «ciuffo», e mi disse: “Tu andrai al posto di tuo nonno”. In quegli anni c’era nei facchini una contrapposizione tra quelli che erano contadini e quelli che erano artigiani e i contadini dicevano che gli artigiani non avrebbero portato la macchina più di una volta, visto la fatica che richiedeva; quello che durante il trasporto stava vicino a me, mi disse: “Tuo nonno, “Scatolino”, l’ha portata per trent’anni, tu tornerai il prossimo anno?” L’entusiasmo per avercela fatta, credere, a questa cosa, hanno fatto sì che io continuassi a essere nel trasporto per quarant’anni e appresso a me venisse mio figlio Lorenzo.

GALLI: Come avvenne la selezione?

CELESTINI: Come oggi, anche allora c’erano le prove dentro la chiesa della Pace il 24, 25, 26 di giugno; attualmente bisogna portare 150 chili per 90 metri, allora si metteva una palanca per terra, una staggia e si vedeva la misura e basta. Io potei portare la macchina anche perché dei precedenti facchini alcuni erano morti causa la guerra, altri erano fuori età e un mio compare, Amedeo Ragonesi, mi sollecitò a fare la “prova” anche per ricordare il nonno.

GALLI: Hai trovato difficoltà durante quel primo trasporto?

CELESTINI: Mi hanno dato molti consigli gli anziani. Il trasporto quell’anno iniziò da piazza Fontana Grande e allora poteva accadere che quelli che stavano addossati al muro nel sollevarla per aver maggiore spinta appoggiassero un piede al muro, cosicché il peso si sarebbe spostato tutto in avanti e noi l’avremmo sopportato per tutta la discesa fino a piazza dei Comune; per evitare questo bisognava irrigidirsi e far tornare la macchina nel suo perfetto baricentro. Ma il momento veramente esaltante fu quando si arrivò davanti alla chiesa di santa Rosa: abbracci tra i facchini, tra il facchino e i suoi parenti.

GALLI: Qual era la provenienza sociale dei facchini?

CELESTINI: Al novanta per cento contadini. Adesso sono atleti, soprattutto quelli della squadra di rugby, artigiani e operai.

GALLI: Chi decideva la composizione di coloro che dovevano fare il trasporto?

CELESTINI: L’impresario. Era l’impresario che decideva tutto. E così è stato fino a quando ci fu una vera e propria ribellione e si costituì il Sodalizio dei facchini nel 1978 e io fui eletto presidente e lo sono stato fino al 1998 e da quello stesso anno, contemporaneamente, sono stato eletto capofacchino.

GALLI: Tra voi facchini, a parte i momenti relativi alla preparazione e all’esecuzione del trasporto, ci sono occasioni d’incontro, sono nate parentele?

CELESTINI: Ci si vede, ci si saluta con affetto quando ci si incontra, partecipiamo ai funerali di un vecchio facchino; tutti gli anziani possono partecipare alle assemblee del sodalizio, pur non avendo diritto di voto. Una volta all’anno c’è il pranzo sociale offerto dal Comune e dall’appaltatore. Anni indietro ogni facchino si pagava quel pranzo con il compenso che riceveva dall’impresario: mille lire il «ciuffo» e ottocento la «spalletta». Io una volta proposi che quel compenso ognuno di noi lo desse a quella vecchietta che ci portava i ciuffi (i cuscini di cuoio imbottito che il facchino mette sul proprio collo per non subire escoriazioni dalla trave).

GALLI: Dove conservi la divisa?

CELESTINI: Ora non la conservo, perché se la prese mio figlio quando decise di fare il facchino. Quando la tenevo a casa la conservavo nell’armadio dentro una valigetta. In questa stessa valigetta c’era anche quella di capofacchino, esclusi i pantaloni, che per il capofacchino sono diversi. Così è stato fino a quando Lorenzo è stato a casa con noi. Ma anche dopo per vestirsi da facchino veniva sempre qui.

GALLI: Un attore viterbese, Pier Maria Cecchini, ti ha impersonato in uno spettacolo; che impressione hai avuto nel rivederti attraverso lui?

CELESTINI: Mi è piaciuto perché ero proprio io, non ha falsato nulla: ero io nella presentazione, nei comandi: «Sotto col ciuffo e fermi!» E poi: «Séte tutti d’un sentimento? Evviva Santa Rosa! Avanti: uno, ddue, uno, ddue, uno, ddue … »


Condividi la notizia:
16 febbraio, 2015

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/