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Viterbo - Angelo Sambuci (Uil Fpl) contro la decisione della regione di fare una convenzione con la vicina Umbria per i servizi sanitari

“Ospedale di Acquapendente, serve un presidio non la casa della salute”

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L'ospedale di Acquapendente

L’ospedale di Acquapendente 

Angelo Sambuci (Uil Fpl)

Angelo Sambuci (Uil Fpl) 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – I gravi accadimenti denunciati in questi giorni – ovvero il il rischio di perdere la vita corso da un giovane di appena 18 anni come conseguenza della inefficienza dei servizi alla salute offerti ad Acquapendente – sono soltanto l’occasione di intervenire sulla questione dell’ospedale di Acquapendente.

E, infatti, ormai da anni la politica aziendale ha trascurato questo importante plesso ospedaliero, presidio insostituibile per i cittadini di una zona che è la più distante dal polo ospedaliero di Belcolle; quel presidio è stato infatti sempre più vittima di una evidente criticità di gestione, per nulla contrastata, ma anzi favorita da interventi aziendali in netto contrasto tra loro.

Fino alla decisione di trasformarlo in casa della salute, così completamente abbandonando i cittadini di quella zona ad un infausto destino, attesa l’evidenza del fatto che quella configurazione non avrebbe mai consentito di affrontare efficacemente le emergenze dovute a traumi o patologie tempo- dipendenti.

Soltanto una vera e propria rivolta popolare, che è stato punto di sfogo della disperazione dei cittadini di quella zona, che a quel punto sono giunti a preferire addirittura cambiare regione, pur di sfuggire a un fato inaccettabile, ha indotto la Regione Lazio ad ammettere l’evidenza, e vale a dire che l’area di Acquapendente, per la configurazione geografica e per la distanza di presidi ospedalieri, è oggettivamente una zona disagiata, a servizio del quale è stato finalmente previsto l’apprestamento di un presidio, con il seguente assetto organizzativo:

Pronto soccorso con personale ad esso addetto;

20 posti letto di degenza per acuti di medicina generale;

Chirurgia in day surgery;

Radiologia;

Laboratorio di analisi, come struttura decentrata da Viterbo;

Emoteca;

Telemedicina;

Degenza infermieristica e casa della salute.

Una soluzione forse neppure del tutto ottimale, ma certamente condivisibile; non è dato comprendere se la Direzione dell’Azienda abbia apprezzato questa importante determinazione della Regione, o l’abbia semplicemente subita, dato che nel successivo atto aziendale non risultano esser state previste le risorse necessarie a rifondare quel presidio ospedaliero.

Quel che certo è che nei fatti la situazione – disastrosa, disperata, quasi… – di quella struttura non è mutata; è rimasta in mezzo al guado tra un ospedale in disuso e una casa della salute che non verrà mai più.

Di sicuro, il presidio ospedaliero “concesso” dalla Regione Lazio non c’è!

Si rimane in un limbo, in attesa che qualcosa accada, ed è gravissimo che chi ha responsabilità – l’Azienda U.S.L. prima di tutti – non si renda conto che nel frattempo la gente muore.

Il rischio di perdere la vita corso da un ragazzo di appena 18 anni è soltanto un esempio… per tutte le patologie tempo – dipendenti la situazione si ripete, ogni volta che accade di doverne affrontare una.

E, dal punto di vista della politica, dobbiamo ricordare alla Regione e al sindaco che non serve a niente vantarsi di avere combattuto e vinto una battaglia sulla salute delle persone, se poi questo non diviene in qualche modo realtà organizzativa.

Eppure non che sia difficile; se un pronto soccorso deve essere, che si organizzi!

E non occorre grande scienza per comprendere che un pronto soccorso richiede medici, anestesisti, radiologi dedicati a tale attività, per tutta la giornata, che a tale servizio devono essere assegnati.

Provvedere a tale assetto organizzativo è un dovere, atteso che, allo stato attuale, è la stessa Regione che ne ha riconosciuto la necessità, e non possiamo tacere che se, nel frattempo, si dovessero perdere vite, ciò non potrebbe essere ascritto a responsabilità di chi ha l’obbligo di assicurare la salute in questa zona, e non vi provvede.

Con l’occasione, confermiamo la nostra netta contrarietà alla convenzione stipulata con la Regione Lazio, per disciplinare l’erogazione a cittadini del Lazio (della nostra provincia) di servizi sanitari da parte dell’Ospedale di Orvieto.

È un errore, madornale, di quelli che neppure si dovrebbero discutere; è semplicemente impensabile che una regione come il Lazio finanzi una regione vicina, anziché erogare direttamente le prestazioni.

Ciò non costituisce alcun risparmio di spesa, pregiudica comunque il diritto alla salute, ed indebolisce la qualità e intensità del servizio offerto nel Lazio. Una convenzione da far cessare immediatamente.

In definitiva, la politica, e la gestione dirigenziale, sembrano non avere ancora compreso la gravità della situazione.

E danno segno di non avere un sufficiente senso di responsabilità per assicurare una continuità di iniziativa quando l’attenzione dell’opinione pubblica si distrae, e non esercita la necessaria pressione.

È molto triste che a questo punto si sia ridotto il servizio più importante di una comunità: la tutela della salute, nei momenti difficili della vita dei cittadini.

Da parte nostra, diffidiamo a voler dare corso a quanto stabilito, organizzando finalmente il presidio di Acquapendente.

Angelo Sambuci
segretario generale Uil Fpl

 

 

 


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11 febbraio, 2015

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