Viterbo – Precari, il 27 febbraio incontro in regione l’assessora Lucia Valente.
Sempre alla ricerca di una soluzione per i 46 lavoratori che da fine dicembre sono fuori da palazzo Gentili.
Il presidente della provincia Marcello Meroi sarà a Roma per capire se e come sia possibile farli rientrare. Per due mesi e anche meno. Sarebbe, infatti, fino al 24 di aprile, ovvero, fino alle elezioni in programma il 26 di aprile.
Poi chi arriverà dopo, deciderà.
Non sono i soldi il vero problema. Occorrono qualcosa come centomila euro, le difficoltà semmai stanno nelle procedure e negli atti da sottoscrivere.
L’incontro arriva dopo quello fra Zingaretti e lo stesso Meroi, l’altro giorno a Viterbo.
“Ho fatto presente che i lavoratori potrebbero essere salvaguardati – dice Meroi – solo ed esclusivamente attraverso una convenzione con la regione, in cui si riconoscono alcune funzioni essenziali, indipendentemente dal fatto che rientrino o meno fra quelle fondamentali, ma che comunque la provincia continua a gestire.
La regione riconosce che sono svolte al proprio posto e versa un corrispettivo”.
Altre soluzioni, attraverso il ministero del Lavoro e della Funzione pubblica non sono percorribili. La salvaguardia per i precari scatta solo per quelli dei centri per l’impiego e del progetto garanzia giovani.
L’uso dei sessanta milioni del fondo di rotazione regionale riguarda queste categorie.
Lo ha confermato, durante l’incontro, anche Zingaretti.
“Ho spiegato al presidente – ricorda Meroi – che solo a Viterbo c’è questa situazione con i precari. Non altrove.
Tuttavia a Rieti ci sono 107 lavoratori a tempo indeterminato, impiegati in una società in liquidazione e altrove, impiegati in agenzie e strutture simili a tempo determinato.
La soluzione va trovata globalmente, dovendo pure fare i conti con una legge di riordino delle province, che per stessa ammissione del presidente, ha pesanti lacune.
La regione ha pure poche disponibilità e molte incertezze sui fondi che possono rientrare dal Governo, che adesso sembra avere spostato il suo bersaglio.
Ora sostengono che se le province non funzionano la colpa è delle regioni”.
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