Viterbo – Un 2014 tutt’altro che positivo con un mercato interno quasi del tutto immobile. Il tutto aggravato da una politica assente e sorda alle esigenze delle imprese. L’unico, timido, segnale positivo viene dall’export extraeuropeo.
L’indagine congiunturale di Federlazio sul secondo semestre dello scorso anno non rileva nulla di buono. Anche se, dopo più di cinque anni di crisi, sembra che ora, davvero, si stia aprendo uno spiraglio verso un futuro meno scuro.
I dati elaborati sono quelli di Movimprese e tengono conto delle 350 aziende di Federlazio, delle quali 46 attive nella Tuscia.
“Ciò che era emerso nel primo semestre – annuncia il direttore Crea – non è stato del tutto confermato nel secondo. Ci si aspettavano infatti risultati migliori, mentre in realtà appare abbastanza chiaro che l’economia continua a reggersi quasi esclusivamente grazie all’export extraeuropeo soprattutto in direzione delle zone del Medioriente e dell’Oriente”.
Decisamente peggiore la situazione interna.
“I consumi locali e interni all’Unione Europea sono invece asfittici – continua Crea – e questo, ovviamente, perché tutti i paesi europei, tranne la Germania, sono ancora in forte sofferenza”.
Per quanto riguarda la provincia di Viterbo però qualche dato positivo e in controtendenza c’è.
“Sul fronte delle imprese del settore industriale – aggiunge Crea – Viterbo è l’unica provincia del Lazio con un dato positivo di crescita, seppur minimo, che si attesta all’1,09%”.
Capitolo a parte spetta ai livelli di occupazione, che segnalano una sostanziale tenuta, anche se scende il numero degli imprenditori che dichiarano di aver effettuato nuove assunzioni.
“Non va dimenticato che nel secondo semestre del 2014 – conclude il direttore Crea – non erano ancora in vigore il Job’s act recentemente varato dal governo. Siamo fiduciosi e attenti che i suoi effetti producano qualcosa di positivo per i mesi a venire, anche se è chiaro che non è una legge da sola che porta lavoro, ma una serie di interventi e di meccanismi che devono necessariamente cambiare”.
Diminuiscono, intanto, le imprese che fanno ricorso alla Cassa integrazione guadagni: dal 23,1% si è passati al 22,4%, dato poco confortante se si paragona alla diminuzione del 13,1% che c’era stata nel primo semestre dello stesso anno.
“Nella Tuscia – spiega Mario Adduci – la Cig ordinaria è aumentata del 4,4%, mentre in tutte le altre province del Lazio si è riscontrata una diminuzione. Cresce in maniera esponenziale invece quella straordinaria che arriva a un picco di +120,8% dopo che nei primi sei mesi del 2014 era addirittura diminuita”.
Per il futuro, comunque, pare esserci ancora un po’ di ottimismo.
“I famosi 80 euro in busta paga del governo Renzi non hanno impattato per niente sull’economia – chiosa Crea -. Per la produzione i veri vincoli insormontabili restano la pressione fiscale e il costo del lavoro. Nonostante questo il pessimismo sul futuro è calato dal 9,7% al 6,8%. Segnale, almeno speriamo, che qualcosa stia per muoversi”.
Chiaro e preciso il commento politico del presidente di Federlazio Giovanni Calisti sulla fotografia che l’indagine congiunturale ha lasciato dell’economia locale.
“La crisi è iniziata nell’ormai lontano 2008 e la via d’uscita ancora non si vede – dice il presidente -. Archiviamo un 2014 più negativo di quanto ci aspettavamo. E la politica? E’ assente. Ci sentiamo abbandonati a uno scenario di incertezza totale soprattutto ora che i timidi segnali di ripresi di inizio 2014 non sono stati confermati nel secondo semestre”.
Gli amministratori qualcosa dovrebbero, e potrebbero secondo Federlazio, fare.
“Senza un programma di investimenti l’economia non si rilancerà – prosegue Giovanni Calisti -. La domanda è insufficiente e il ritardo dei pagamenti sia del pubblico che del privato affossa le imprese. Chiediamo da anni alla politica di intervenire contro la pressione fiscale e contro la burocrazia, ma è solo una lotta contro i mulini a vento. Quanto al territorio locale, tra i tanti nodi cruciali da sciogliere c’è il termalismo, ma anche su questo punto i nostri amministratori tacciono da mesi”.
Nonostante tutto, guai a pensare che le imprese gettino la spugna.
“Siamo imprenditori – conclude Calisti – e ancora una volta proveremo a vedere un po’ di rosa in mezzo a tanto nero”.
Francesca Buzzi
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