Viterbo – Stay honest… Stay real.
In un film, Adam Sandler cambiava la sua vita con un click. Lui, Federico Viticci 27enne viterbese, lo ha fatto con un Ipad e una “app”.
Dopo una breve parentesi universitaria, inizia l’avventura nel mondo del blog. Compra un Mac e si dedica intensamente al suo sito. Diventa editor di MacStories.net e lavora con il pc. Giorno e notte. Un impegno in cui crede. Dai cento visitatori a settimana, in poco, ne raggiunge un milione.
Poi il terremoto che sconvolge i suoi equilibri. A 23 anni gli viene diagnosticato il cancro: un linfoma di Hodgkin al quarto stadio.
Federico non si abbatte. Anzi, combatte e supera la malattia, anche grazie al suo lavoro e al team di collaboratori che lo circonda. Poi, però, si adagia su questa vittoria e si lascia andare. Mangia male, dorme poco e non fa moto. Un giorno apre gli occhi e si rende conto di come la sua vita gli stia scivolando dalle mani. Non vuole sprecare la seconda opportunità che gli è stata concessa e la tecnologia torna a salvarlo. E’ la app “Salute”, lanciata da Apple, a rimetterlo in sesto.
I vertici dell’azienda vengono a conoscenza della sua storia e, da un giorno all’altro, Federico si ritrova ospite dell’evento di San Francisco per il lancio dell’Iwatch. Ora, continua a scrivere di storie e dice di volerlo fare con onestà, intellettuale e professionale. La sua filosofia? Nel volerla tradurre alla Steve Jobs, lo scomparso patron di Apple, sarebbe “Stay honest, stay real”.
“Nel 2008 ho iniziato a lavorare vendendo oggetti su E-bay – racconta Federico -, poi mi hanno licenziato. Ho continuato a farlo da solo e, nel frattempo, mi sono comprato il mio primo Mac, perché ero stato da sempre affascinato dall’ambiente Apple. Mi ero fissato con lo scoprire le diverse applicazioni e ho quindi aperto un blog gratuito in cui, a tempo perso, scrivevo sia in italiano che in un improbabile inglese. A marzo 2009, la mia ragazza mi ha convinto a farlo seriamente”.
Federico compra il sito MacStories.net. “Era sempre in doppia lingua e, all’inizio, non c’erano guadagni, anzi. Il mio primo articolo è del 20 aprile 2009. Da lì, per tutta la primavera e l’estate, ho continuato a scrivere. Verso settembre, il sito ha iniziato a prendere piede e, anche grazie alle conoscenze su Twitter, l’inglese è diventata la lingua ufficiale”.
L’impegno si è fatto quotidiano. “Ho iniziato a mettere le pubblicità, che hanno portato ai primi guadagni, e ho fatto un nuovo design. A fine 2010, il sito è diventato più popolare e mi sono potuto permettere dei collaboratori. Lavoravo tanto e tutti i giorni. E’ stata una soddisfazione passare da cento visite a settimana a un milione di visitatori al mese. Tutto, senza ricevere mai investimenti o aiuti da nessuno. Una crescita organica, in seguito alla quale, ho deciso di spostarmi dal pettegolezzo su Apple ad articoli e interviste più approfonditi”.
A fine 2011, però, Federico inizia a non sentirsi bene. “Mi hanno diagnosticato un cancro e ho iniziato a fare le cure. Nonostante le chemio, fatte tra Perugia e Terni, avevo sempre più collaboratori e quindi ho continuato a lavorare, perché mi teneva vivo e poi perché la mia ragazza mi ha sempre incoraggiato a non abbattermi. Dato che ero sempre allettato in qualche ospedale ho iniziato a scrivere in mobilità, da Ipad o Iphone. Dovevo e volevo poter lavorare da qualsiasi parte mi trovassi”.
A febbraio 2013 la malattia viene sconfitta. “Non ho mai pensato di mollare e sono stato da subito molto aperto coi miei collaboratori e i miei lettori, parlando chiaramente di quello che avevo. La gente mi segue da anni e sa tutto di me, forse anche più degli amici che mi conoscono da una vita. Il mio lavoro è una passione e non mi è mai pesato farlo, anzi mi ha dato la spinta ad affrontare questo momento buio. La mia vita personale si è sempre intrecciata con quella professionale. Una volta, una dottoressa che mi teneva in cura, mi ha detto che l’aveva chiamata un collega di Milano per dirle che mi leggeva. E’ strano, ma comunque piacevole”.
Una volta guarito, Federico, però, inizia a tenere sempre meno a sé stesso. “Ero poco attento al cibo e non facevo movimento. A giugno 2014, ho deciso di rimettermi in forma per non sprecare la seconda opportunità che mi era stata data. Peso, cibo mangiato, acqua bevuta, chilometri fatti e ore di sono sono stati registrati dalla app “Salute”, lanciata da Apple. All’inizio ero un po’ scettico perché non pensavo potesse essermi tanto utile. E’ andata bene, invece”.
Federico si è messo a nudo, raccontandosi. “Una decina di giorni fa, ho pubblicato il mio articolo e la sera stessa, ho visto il tweet di Phil Schiller, vicepresidente di marketing di Apple. Non so come, ma, in qualche modo, è arrivato ai vertici della società e, da lì, è stato un susseguirsi di emozioni e cambiamenti. Ho ricevuto l’invito ad andare a San Francisco all’evento Apple per il lancio dell’Apple watch e l’annuncio del nuovo Macbook e dell’estensione della app Salute che verrà utilizzata nell’ambito della ricerca medica. E’ stato fantastico, perché era la mia prima volta negli Stati Uniti e il mio primo evento Apple. Ho conosciuto giornalisti e testate straniere, ma anche impiegati e vertici Apple con cui avevo solo contatti telematici. E’ stato travolgente. Tutto concentrato in una mattina. Ci ho messo un po’ a realizzare cosa mi stava accadendo”.
Federico vuole che la sua storia sia uno stimolo per chi si trova nella stessa condizione. “Ho deciso di parlarne, perché farlo mi ha aiutato ad accettarlo. Poi perché c’è chi è imbarazzato dalla malattia, ma non deve esserlo, perché non è un’onta. Non voglio ergermi a esempio e non sono un modello, ma se, nel mio piccolo di un sito in inglese scritto da un italiano che viene da Viterbo, riesco ad aiutare anche venti persone in tutto il mondo, allora ne sono contento.
Per il futuro, voglio continuare con il mio sito, senza cambiare il mio modo di essere nella scrittura. Continuerò a occuparmi di storie per guardare gli articoli tra cinque anni senza vergognarmene. Non voglio pubblicare immondizia per avere un pezzetto di traffico o due soldi in più. Voglio scrivere cose che mi fanno sentire a posto con la coscienza, che aiutano le persone e che possono essere utili. Mio padre mi ha sempre chiesto di essere onesto, sia in senso intellettuale, nelle cose che scrivo che nei confronti del lettore. Non voglio mai dovermi vergognare per quello che pubblico – conclude il giovane -, ma credere sempre in quello che faccio”.
Paola Pierdomenico
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