Viterbo – Cimitero di Grotte Santo Stefano, arriva l’ordinanza del Tar e la vicenda dell’ampliamento si complica.
Una storia lunga.
L’allora sindaco Giulio Marini, non avendo altra strada, sceglie la via del project financing. Gestione dei cimiteri cittadini a privati, in cambio del completamento di quello a Grotte Santo Stefano, dove i residenti per tumulare i propri cari si devono spostare altrove.
Nel frattempo c’è un cambio a palazzo dei Priori.
Vince Michelini e non ritiene più che sussistano le condizioni di pubblica utilità per una simile operazione.
Ovvero: conviene fare i lavori in proprio, perché la gestione delle strutture cimiteriali è economicamente conveniente affidarla in altro modo.
Solo che fanno passare troppo tempo. La gara comunque parte e solo poi bloccano le procedure. La ditta Silve che ha partecipato ricorre al Tar e chiede i danni.
Nel frattempo tutto si ferma.
L’amministrazione aspetta che i giudici dicano qualcosa. Il 25 febbraio arriva l’ordinanza. Chiedono l’acquisizione degli atti entro sessanta giorni dalla notifica dell’ordinanza.
Già. Ma quali atti?
Nell’attesa che da Roma arrivasse qualcosa, la pratica è ferma sia in consiglio comunale, sia in commissione.
“Il punto all’ordine del giorno noi abbiamo chiesto di votarlo – ricorda Giulio Marini (FI) – di anticiparne la discussione, ma la proposta è stata bocciata.
Così come l’argomento è stato a più riprese portato in commissione e mai discusso. L’amministrazione non ha preso decisioni in merito”.
Ci sono sessanta giorni di tempo per farlo.
“Ma le date sono date. Finora non è stato fatto niente”. In tutti i sensi. Ne sanno qualcosa a Grotte Santo Stefano.
“La nuova amministrazione, quando si è insediata – ricorda Marini – poteva dichiarare decaduto l’interesse pubblico e fermare la procedura. Non l’hanno fatto.
Sono arrivati al limite massimo di tempo e quindi hanno bandito la gara per il project financing. Una volta terminata hanno fermato tutto”.
Chi ha partecipato non c’è rimasto troppo bene.
Ma tornando ai giorni nostri: “Oggi il Tar chiede al comune: che avete fatto in questo periodo? La risposta è niente.
L’amministrazione ha detto, aspettiamo il Tar e invece il Tar chiede conto di provvedimenti al comune”.
Un bel problema. “La ditta che ha partecipato vuole i danni – conclude Marini – il punto all’ordine del giorno in consiglio comunale per questo probabilmente non si è voluto discutere.
Chi vota la procedura può essere chiamato eventualmente a risarcire i danni.
Quindi hanno pensato, aspettiamo che decidano i giudici.
I giudici invece, hanno rimandato la palla al comune”.
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