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Viterbo - Organizzato dal centro per gli studi criminologici è stato inaugurato il 21 marzo dal direttore Tsao Cevoli

Al via il master in archeologia giudiziaria

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Le borse di studio consegnate al Centro studi criminologici

Le borse di studio consegnate al Centro studi criminologici

Le borse di studio consegnate al Centro studi criminologici

Le borse di studio consegnate al Centro studi criminologici

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sabato 21 marzo è stato inaugurato a Viterbo il primo master su Archeologia giudiziaria e crimini contro il patrimonio Culturale”, che vede la partecipazione di un nutrito e qualificato gruppo di allievi provenienti da tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia e dalla Sardegna alla Puglia, costituito da laureati e professionisti del settore dei beni culturali e della sicurezza.

Organizzato dal centro per gli studi criminologici insieme all’osservatorio internazionale archeomafie, con il patrocinio della prefettura di Viterbo, della provincia di Viterbo, del comune di Viterbo e di Confcooperative Viterbo, in collaborazione con l’associazione nazionale archeologi, il master, che mira a fornire le competenze per collaborare con la giustizia, con le forze dell’ordine e con gli enti pubblici e privati nel campo della prevenzione, della repressione e della valutazione dei crimini contro il patrimonio culturale, è il primo del suo genere in Italia.

All’inaugurazione hanno partecipato Tsao Cevoli, direttore del master, Walter Grossi, coordinatore del master e vicepresidente dell’associazione nazionale archeologi. Hanno portato il loro saluto Antonino Caputo, capo di gabinetto della Prefettura di Viterbo, Elisabetta De Minicis, docente ordinario dell’università della Tuscia, e Gaetano Bastoni, disaster manager della protezione civile della Provincia di Viterbo.

In occasione dell’inaugurazione sono state assegnate agli allievi vincitori le borse di studio. La borsa di studio Fabio Maniscalco, promossa in collaborazione con l’associazione nazionale archeologi in memoria dell’archeologo che ha dedicato la sua vita alla tutela del patrimonio culturale nelle aree di crisi e di guerra, candidato al premio Nobel per la pace, è stata assegnata all’archeologa Paola Tagliente. La consegna della borsa di studio è stata preceduta dalla proiezione di una delle ultime video-interviste concesse da Maniscalco prima della sua prematura scomparsa per una malattia provocata dall’esposizione a sostanze nocive durante la sua attività.

La borsa di studio Enrico Guidoni, promossa insieme a Elisabetta De Minicis in memoria dell’architetto che è stato un protagonista indiscusso della difesa dei valori del paesaggio e del centro storico nel territorio viterbese, apportandovi una visione multidisciplinare e innovativa e fondando tra l’altro il museo della città e del territorio di Vetralla, è stata assegnata ex aequo a Lisa Bidini e a Concetta Pia Occhiochiuso.

Nel corso della prima lezione del master Tsao Cevoli ha illustrato scenario, dinamiche e cifre a livello nazionale e globale del fenomeno criminale organizzato degli scavi clandestini e dei traffici illeciti di beni culturali, mentre Giancarlo Garna ha illustrato la drammatica situazione umanitaria e del patrimonio culturale nelle principali attuali aree di crisi e di guerra nel Mediterraneo e in Medio-Oriente, come Siria, Iraq e Libia, alla luce della sua approfondita e diretta conoscenza di tali aree.

In chiusura della prima lezione Tsao Cevoli e  Giancarlo Garna, nel discutere la proposta del ministro per i Beni e le attività culturali Franceschini di inviare una sorta di “caschi blu della cultura” a protezione del patrimonio culturale nelle zone colpite dall’Isis, hanno osservato che qualsiasi azione su campo in questo momento rischierebbe di essere coinvolta direttamente e pesantemente negli scontri bellici.

Hanno, invece, auspicato che tale proposta si possa tradurre nella preparazione di una task force internazionale comprendente anche archeologi ed altri specialisti della tutela del patrimonio culturale in aree di crisi, in modo da poter intervenire con competenza e tempestività appena ci siano le condizioni minime di sicurezza per poter operare efficacemente.

Per fermare il colossale saccheggio del patrimonio culturale attuato dall’Isis, che secondo le Nazioni unite costituisce una delle sue prime fonti di finanziamento, hanno lanciato infine la proposta di stroncare gli affari dell’ISIS e dei trafficanti internazionali d’arte loro complici agendo sugli acquirenti finali, attraverso un embargo culturale mondiale da parte dell’Onu nei confronti delle case d’asta, delle gallerie e dei musei di tutto il mondo, che impedisca loro sia ora sia in futuro di poter detenere legalmente ed esporre i tesori culturali provenienti dalle aree archeologiche e dai musei saccheggiati dall’Isis, ed imponga la restituzione di quanto eventualmente già acquistato in questi mesi.

Centro studi criminologici


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24 marzo, 2015

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