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Viterbo - Il film di Ermanno Olmi verrà proiettato martedì 7 aprile al Lux

Cineforum italiani d’autore, arriva “Torneranno i prati”

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Una scena del film "Torneranno i prati" di Ermanno Olmi

Una scena del film “Torneranno i prati” di Ermanno Olmi

Viterbo – Riprenderà martedì 7 aprile, con due proiezioni, alle 18 e alle 21, al Cinema Lux di viale Trento a Viterbo il Cineform “5 film italiani d’autore” organizzato dalla direzione del cinema e dall’associazione culturale “Tusciae20” con la collaborazione di Archeotuscia e Fidapa di Viterbo con la partecipazione di registi, protagonisti ed esperti.

Mercoledì sera sarà la volta del film “Torneranno i prati” di Ermanno Olmi. La proiezione del film sarà preceduta dall’intervento di un generale dell’Aeronautica militare, oggi in quiescenza, che ha compiuto una serie di studi sull’utilizzo degli aerei in occasione del primo conflitto mondiale.

In un avamposto d’alta quota, verso la fine della prima guerra mondiale, un gruppo di militari combatte a pochi metri di distanza dalla trincea austriaca, “così vicina che pare di udire il loro respiro”. Intorno, solo neve e silenzio.

Dentro, il freddo, la paura, la stanchezza, la rassegnazione. E gli ordini insensati che arrivano da qualche scrivania lontana, al caldo. Ordini telefonati che mandano i soldati a farsi impallinare come tordi.

“Torneranno i prati”, scritto tutto minuscolo come si conviene ad una storia minima e morale, non è un film d’azione e non ha nemmeno una trama nel senso canonico del termine, perché i pochi avvenimenti si consumano come la cera di una candela, dentro una quotidianità sporca e scoraggiata.

Il film di Olmi è una ballata malinconica come la melodia alla fisarmonica che apre la narrazione, e triste come il silenzio, le cui note sono incorporate nel tema finale composto e suonato alla tromba da Paolo Fresu.

Torneranno i prati è un film epidermico: si sentono il ruggito dei mortai in lontananza, il rosicchiare del trapano che scava una galleria nemica sotto la trincea; si avverte il gelo e la monotonia delle giornate segnate dal rancio e dalla consegna della posta, unica occasione in cui i nomi dei soldati vengono pronunciati, riconoscendoli come esseri umani invece che come semplici numeri.

I militari, dal capitano alla recluta, restano attoniti davanti all’orrore dell’inganno in cui sono caduti per aver creduto nell’amor di patria e nel dovere del cittadino italiano.


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6 aprile, 2015

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