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Sanità - Villa Rosa - La confederazione italiana medici ospedalità privata si scusa pubblicamente con i pazienti per i disservizi e chiede l'intervento delle istituzioni

“Così è impossibile lavorare: la proprietà è indifferente”

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Villa Rosa

Villa Rosa 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – I medici di Villa Rosa si rivolgono ai familiari dei pazienti, ai colleghi di ogni struttura, alle forze dell’ordine e alla cittadinanza intera per stigmatizzare e esprimere il loro rammarico e la loro solidarietà verso ogni interessato per i disservizi che, loro malgrado, l’attività della casa di cura fa registrare.

I medici di Villa Rosa denunciano in particolare le precarie condizioni in cui si trovano quotidianamente a prestare la propria attività e l’indifferenza mostrata al riguardo dalla proprietà.

Il continuo mutamento della direzione amministrativa della casa di cura, infatti, ha ormai determinato la sostanziale evaporazione di un piano di lavoro strutturato e finalizzato alla centralità del paziente, frustrando i ripetuti tentativi e tutte le proposte da anni formulate dal personale medico per colmare tale mancanza ed esaltando, all’opposto, i vincoli e le più diverse procedure burocratiche di volta in volta importate ed imposte delle singole amministrazioni.

Con il presente comunicato i medici vogliono portare a conoscenza di tutti gli interessati, attuali e potenziali, istituzionali e non, il loro dissenso all’assoggettamento della attività clinica a logiche puramente finanziariocentriche e burocraticocentriche, e rivendicano il loro diritto-dovere di operare secondo scienza e coscienza nel rispetto dei principi deontologici della professione medica.

Sembra assurdo ma, a causa della suddetta situazione organizzativa, ad esempio, i medici del 2015 non possono ancora utilizzare autonomamente neppure un banale fax per comunicare con gli altri presidi, in quanto ciò è sottoposto al controllo (e talvolta al vaglio) dell’amministrazione di turno, con la conseguenza, ad esempio, che ogni comunicazione esterna che necessiti di tale forma, deve interrompersi al termine dell’orario di ufficio a prescindere dall’attività medica alla quale essa avrebbe dovuto fornire supporto.

Anche gli incontri con i familiari o i colleghi dei servizi territoriali sono profondamente condizionati dalle medesime logiche, e così accade troppo spesso che appuntamenti fissati con largo anticipo con i familiari dei pazienti (appuntamenti laboriosamente concordati nel rispetto degli impegni e delle esigenze lavorative e familiari di questi) vengano disdetti a causa di cambi dei turni di lavoro imposti dall’amministrazione senza preavviso, da un giorno all’altro, facendo sì che i medici si trovino costantemente costretti a giustificarsi delle proprie assenze improvvise e a rimediare in modo improvvisato e frettoloso.

Alle difficoltà caratteristiche della professione medica di rintracciare, formulare e valutare un progetto terapeutico, particolarmente nel delicato campo psichiatrico e riabilitativo, si sono sovrapposte in posizione dominante e prioritaria quelle di riuscire a comunicare e di incontrarsi con colleghi e utenti nel continuo e frustrante mutamento delle modalità lavorative e/o nei condizionamenti operativi imposti dall’amministrazione.

Inoltre, ciò che è più grave, il continuo rimaneggiamento di turni e modalità operative, aggiungendosi a una carenza cronica di personale qualificato, impone ai medici di operare scelte cliniche ispirate all’estemporaneità, in quanto troppo spesso volte alla gestione di una situazione emergente, spesso in sostituzione di colleghi rimasti assenti a supplire i quali viene arbitrariamente posto il medico presente in altro reparto, peraltro con ripercussioni sulla copertura ordinaria di quest’ultimo e sotto la minaccia di incorrere in omissione di soccorso.

Analogo rammarico e dissenso i medici di Villa Rosa devono esprimere per il disservizio causato ai pazienti con l’apertura di servizi ambulatoriali che poi improvvisamente (e talvolta incomprensibilmente) sono stati chiusi determinando o false aspettative di cura o brusche interruzioni alla continuità terapeutica, che è invece, soprattutto nell’ambito psichiatrico, indispensabile presupposto dell’efficacia delle cure.

Degno corollario e a un tempo strumento di tutto ciò è stata l’unilaterale disapplicazione, da parte della clinica, da ben due anni del Ccnl del personale medico delle case di cura (Aris/Aiop/Cimop) e l’applicazione in suo luogo, del tutto arbitraria, di un contratto (Uneba) privo di valore nazionale per i dipendenti medici e gravemente penalizzante.

Conclusivamente i medici di Villa Rosa, confidando nell’intervento delle istituzioni e delle competenti autorità, affidano al presente comunicato la speranza che i disservizi abbiano finalmente termine e che, con il recupero della centralità del paziente, siano presto riconquistate la dignità e la serenità del loro delicato compito di tutela della salute e della persona.

Cimop Lazio
Confederazione italiana medici ospedalità privata


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7 aprile, 2015

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