Vetralla – “Giuseppe è andato incontro al Signore e si è unito a lui”.
Queste le parole del parroco don Vincenzo durante i funerali di Giuseppe Faraglia, il generale dell’Aves morto il giorno di Pasquetta in tragico incidente.
A salutarlo nel suo ultimo viaggio il sindaco Aquilani, una grandissima folla di persone, amici e colleghi militari. Tra loro presenti anche il capo di Stato maggiore Danilo Enrico, il vice comandante della Scuola sottufficiali dell’esercito Stella e il comandante dell’aviazione dell’esercito Bettelli (fotocronaca – slide – video).
La cerimonia, celebrata da don Vincenzo e don Balducci, si è svolta nella chiesa di santa Maria del Soccorso che è stata letteralmente riempita.
Tra la folla si intravede una bicicletta, sport che tanto amava Giuseppe.
“Un urlo si leva dai cuori dei familiari di Giuseppe, dei suoi cari, dei suoi amici, dei cuoi compagni più vicini e dei colleghi che ne hanno condiviso il lavoro – afferma il parroco durante l’omelia -. Quel grido attinge nel profondo degli affetti, dei ricordi, del dolore. Ma anche del perché, dell’incomprensibile nel quale eventi come questo sembrano ad un tratto farci ricadere. Assieme al grido c’è un silenzio. E’ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore. Un silenzio di scomparsa, di incredulità, di vuoti, di nulla.
Un incidente improvviso, un silenzio insopportabile – continua – che sembra cancellare tutto come se nulla sia stato e nulla possa essere più. E tutto il bene appare offuscato, dimenticato. E in un certo senso si vuole dimenticare perché anche il ricordo ormai diventa quasi come veleno. Il vostro grido è il nostro grido, il vostro silenzio è il nostro silenzio. Ci uniscono nella commozione.
La morte spesso è maestra di comunione perché ci richiama tutti all’essenziale della vita. Non è facile pregare in momenti come questo, ma è proprio in momenti come questo che si coglie l’essenza della preghiera.
Giuseppe è andato incontro al Signore e si è unito a lui – afferma ancora il parroco -. E questo pur nel dolore schiacciante ci appare come un vero e forte raggio di luce.
L’amore conta agli occhi di dio ed è questo che rimane per sempre. Non il grado acquisito, non le tante imprese, sia pure importantissime. Ma lo spitrito di servizio, la dedizione, la deidzione che si mette nel poco e nel molto che siamo chiamati quotidianamente a fare.
Moglie e figli chiediamo a dio di voler accarezare, consolare e custodire”.
Faraglia, che abitava a Vetralla, era originario di Lisciano, piccolo paesino alle pendici del Terminillo in provincia di Rieti, ha iniziato la sua carriera nel 1972 con la frequenza al 154esimo corso dell’Accademia di Modena.
E’ stato pilota dal 1981 e dal 1983 pilota operativo del reggimento Antares, dove ha ricoperto molteplici incarichi tra i quali comandante di squadrone di volo, vicecomandante e comandante del 51esimo Gruppo Squadroni “Leone”.
Il 62enne viaggiava a bordo della sua Bmw grigia, con a fianco la moglie, che a un certo punto lo avrebbe visto accasciarsi sul volante. Forse in malore, dopo il quale la macchina è andata a sbattere violentemente contro il guard rail al km 63 nei pressi del ponte di Freddano.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY