Roma – Il Cra (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ha pubblicato sulla rivista Nature di marzo uno studio finalizzato alla salvaguardia delle foreste europee, ecosistemi bioclimaticamente eterogenei e a elevato tasso di biodiversità, che coprono circa il 40% del territorio e sono in grado di assorbire oltre il 9% del carbonio prodotto dall’uomo ogni anno.
Gli autori Piermaria Corona e Silvano Fares del Cra-Silvicoltura, assieme a Giuseppe Scarascia Mugnozza (Università della Tuscia) e Marc Palahi’ (European Forest Institute), evidenziano cinque azioni fondamentali per tutelare le foreste europee, pesantemente esposte agli effetti del cambiamento climatico, dell’inquinamento e dell’urbanizzazione:
1) Selezionare tramite interventi selvicolturali le specie arboree in relazione alle loro capacità di adattamento alle condizioni climatiche e ai disturbi ambientali;
2) favorire l’assorbimento di carbonio, aumentando l’intensità dei diradamenti e dei tagli;
3) assecondare l’espansione di boschi con variabilità genetica in grado di contrastare attacchi patogeni;
4) porre maggiore impegno nell’utilizzo della biomassa forestale, incentivando i consumi di energia da fonti rinnovabili; 5) considerare come si possa agevolmente raggiungere un buon livello di protezione ambientale in armonia con lo sviluppo socio-economico del territorio”.
“Queste cinque azioni, oltre a favorire una gestione sostenibile delle aree forestali, garantirebbero altri benefici conseguenziali- spiega il Cra- come la prevenzione del dissesto idrogeologico, la conservazione della biodiversità, la salvaguardia del paesaggio, il contrasto e la mitigazione dei cambiamenti climatici fornendo anche un valido contrasto agli incendi. Al tempo stesso, l’impiego di manodopera nelle attività selvicolturali può promuovere consenso e stabilita’ sociale, facendo crescere nell’opinione pubblica il senso di rispetto verso il bosco”.
Infine, “il fatto che uno studio sulla foresta sia stato pubblicato da Nature- afferma Ida Marandola, direttore generale del Cra- conferma che la sua salvaguardia e la sua corretta gestione sono al centro dell’interesse comune e in grado di apportare benefici all’intera collettività. E, a tal fine, il contributo della ricerca pubblica italiana, anche attraverso il Cra, si è rivelato determinante”.
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