Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Liberazione - Una riflessione a 70 anni dal 25 aprile 1945

Il pane e le rose! Perché nessuno deve essere schiavo

di Riccardo Valentini - Vicecapogruppo Pd al Consiglio regionale del Lazio
Condividi la notizia:

Riccardo Valentini

Riccardo Valentini

Viterbo – Che cosa rappresenta oggi il 25 aprile, a settant’anni dalla Liberazione dell’Italia, dal nazifascismo e dalla fine della guerra? Sembrano trascorsi millenni da allora, tanto sono cambiati i tempi, gli stili di vita, la politica e perfino le istituzioni.

Settant’anni, tra noi e la caduta di Berlino, la prima, per la successiva occorrerà attendere il 1989. Tra noi e le insurrezioni di Milano, Torino, Genova e tutto il Nord Italia.

In mezzo, un paese che ha cercato veramente di diventare migliore e in parte c’è pure riuscito. Tra mille sacrifici e altrettante tragedie. Rialzare la testa e ricostruire un popolo e una nazione dalle macerie della vergogna fascista e nazista, saldo invece nei valori di riscatto e liberazione dall’oppressione propri della Resistenza.

Un popolo che ha saputo riscattarsi con le sue sole forze, orgoglioso di liberarsi ed essere libero per “condividere le gioie della vita”: “il pane e le rose!”. La spinta alla solidarietà, a sentirci uniti, parte integrante di un solo popolo.

Un invito – questo ci dicono ancora a 70 anni di distanza la Resistenza e l’insurrezione del 25 aprile – a lottare non solo per vivere, ma anche e soprattutto per vivere felici. Quel diritto alla felicità di tutti gli esseri umani che la dichiarazione d’indipendenza americana contemplò già nel 1776 e la nostra Costituzione fece proprio nell’articolo 3 del dettato del 1948 che trova la sua origine e ragione principale nella lotta alle dittature e nel diritto a volere e costruire un mondo migliore.

L’articolo 3, la spina dorsale della nostra Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

Un paese dove tutti i cittadini non sono soltanto “eguali davanti alla legge”, ma hanno anche “pari dignità sociale” e dove le distinzioni in base alle “condizioni sociali” non hanno più diritto di cittadinanza. Rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, perché l’Italia è una Repubblica democratica che non ammette disuguaglianze e distinzioni sociali, perché ne va della dignità dell’essere umano.

Il bene più prezioso, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche”. È questo il portato più importante della Liberazione e della lotta antifascista, la colonna portante della nostra democrazia: la partecipazione politica e sociale, di tutti i lavoratori, di tutti i cittadini.

Ed è lungo questa strada che dobbiamo procedere, l’empowerment dei cittadini: per dargli forza e gli strumenti per accrescerla.

Per imporre bisogni, istanze, necessità e desideri. Imporle alla politica, affinché le traduca in diritti concreti: diritto alla salute e a una sanità efficiente, diritto di “raggiungere i gradi più alti degli studi”, diritto al lavoro, diritto alla parità dei diritti e diritto al futuro per le nuove generazioni cui dobbiamo di nuovo cominciare a dare anche il buon esempio: un esempio di etica pubblica seria e severa, trasparente e al servizio del territorio e dei cittadini, al servizio dei giovani che hanno tutto il diritto di avere la possibilità di restare nel proprio paese, nei confronti dei quali abbiamo la responsabilità di creare opportunità di lavoro e di crescita e l’occasione di riconoscersi in un’identità culturale che veda nel posto in cui si è nati e cresciuti un luogo di bellezza da curare e valorizzare.

Il 25 aprile 1945, giorno in cui tanti giovani cittadini e lavoratori presero le armi contro il nazifascismo per riconquistare libertà e dignità, rappresenta questo: la forza della speranza in un mondo migliore dove tutti abbiano le stesse opportunità e possibilità di essere felici. E di esserlo in partenza. “Il pane e le rose!”. Perché nessuno deve essere schiavo. In nessun modo.

 

Riccardo Valentini
Vice capogruppo Pd consiglio regionale del Lazio

 


Condividi la notizia:
25 aprile, 2015

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/