Viterbo – Sala operatoria a quattro piani dal reparto di ginecologia. E se gli ascensori sono rotti, si salvi chi può.
Lo racconta il personale medico di Belcolle, al processo a due ginecologi per la morte di una neonata.
Claudia doveva nascere la notte del 21 maggio 2013. E, in effetti, la piccola nasce, ma resta in vita solo 17 giorni, tra Belcolle e il Bambin Gesù.
Tra la mamma e i testimoni della difesa, la ricostruzione di quelle ore a Belcolle non è propriamente rassicurante. “Entrata in ospedale alle 8 del mattino, sono stata visitata alle 13, poi più niente fino alle 22, quando è venuta la dottoressa (imputata, ndr)”.
La signora viene operata a mezzanotte passata. Troppo tardi, secondo il pm Fabrizio Tucci che, consulenze alla mano, sostiene che la bambina abbia iniziato a soffrire dalle 21,20. Solo due ore dopo si decide per il cesareo. Ma c’è un ulteriore ritardo per una lunga serie di sfortunati eventi. Ed è proprio questa la tesi della difesa, che ritiene che i ginecologi abbiano scontato le carenze di Belcolle, oltre a una serie di fattori verificatisi tutti insieme, che hanno impedito di agire subito.
L’anestesista Paola Romanelli, ascoltata ieri, era impegnata con un’altra paziente. Fece il possibile per ‘sdoppiarsi’ e cercare di gestire i due interventi in simultanea: “C’è una sola équipe di guardia disponibile a operare la notte – ha dichiarato l’anestesista -. Abbiamo dovuto aspettare che arrivasse quella di reperibilità”. Mezz’ora di attesa, secondo l’anestesista. Quaranta minuti, a detta dell’ostetrica, ascoltata anche lei in udienza.
Poi c’è stato l’inconveniente dell’anestesia locale, non andata a buon fine: “Fu un disastro – commenta la mamma -. Nel taglio ho avuto ogni sorta di dolore. Quindi hanno fatto l’anestesia totale”. Secondo la difesa, questo avrebbe causato un ulteriore ritardo, perché la giovane mamma, da quanto risulta all’ostetrica e all’anestesista, aveva cenato e l’anestesia totale va fatta a digiuno, altrimenti è rischiosa. Il problema è che la mamma ricorda di non aver toccato cibo quella sera, anche se è smentita dalla documentazione in atti.
Ferrista, anestesista e ostetrica parlano di un’unica équipe di guardia la notte e della sala operatoria al primo piano. “Un problema risaputo e sollevato da sempre – secondo le testimoni -. Si è parlato più volte di dotare il reparto di ostetricia e ginecologia di una sala operatoria sullo stesso piano, ma alla fine non se ne è mai fatto niente”. E l’anestesista ammette la difficoltà: “Quando gli ascensori non funzionano ci poniamo il problema di cosa faremmo se arrivasse un cesareo d’urgenza”.
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