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“E’ un sequestro di persona”

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Mariano Mastrolonardo

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Mariano Mastrolonardo

Mariano Mastrolonardo 

Mariano Mastrolonardo

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Francesca Mastrolonardo

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Francesca Mastrolonardo 

Francesca Mastrolonardo

Francesca Mastrolonardo 

Francesca Mastrolonardo

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Francesca Mastrolonardo

Francesca Mastrolonardo 

Francesca Mastrolonardo

Francesca Mastrolonardo 

Francesca Mastrolonardo

Francesca Mastrolonardo 

Francesca Mastrolonardo

Francesco Mastrolonardo 

Tuscania – “E’ un sequestro di persona”.

Mariano Mastrolonardo, padre di Francesca, la 23enne portata contro la sua volontà in una casa famiglia, rivuole indietro sua figlia. Dal 27 marzo la giovane, disabile ma non interdetta, è stata trasferita in una struttura di Narni ed è sempre più difficile avere sue notizie.

Mastrolonardo non lo accetta ed è pronto a fare di tutto pur di farla ritornare. Il 64enne, insegnante in pensione, non si rassegna. Il volto è quello di chi ha subito un’ingiustizia, ma gli occhi si illuminano quando pronuncia il nome di sua figlia. “Lei è la vita mia e io la sua”, dice nel descrivere il loro rapporto che ha documentato in una cartellina piena di foto delle loro gite insieme.

Mastrolonardo punta il dito contro quelle che definisce “le strutture” e cioè i servizi sociali e la Asl. E’ per loro se adesso Francesca è lontana. Vuole combattere un po’ come sta facendo Laura Tramma, la mamma della giovane, che ha avviato una raccolta firme, con il comitato “Insieme per Francesca” per riportare la figlia a casa. Lui sarebbe anche disposto a firmare la petizione. Ma a delle condizioni.

“E’ una triste e stupida vicenda – esordisce Mastrolonardo -. Posso chiamare solo il martedì per avere delle informazioni su mia figlia e mi è concesso visitare la struttura senza nessun altro che mi accompagni. E’ un vero sequestro di persona, in cui c’è chi si sostituisce in modo totale e illegale ai genitori”.

Il rapporto con la figlia lo descrive con le foto delle gite fatte insieme. Sopra ogni scatto c’è scritto il luogo. “Più di tante parole, parlano queste immagini. Francesca è la vita mia e io la sua. La portavo in piscina o al centro di ippoterapia. Siamo andati in Sicilia e a Roma. Stavamo sempre insieme anche perché, essendo in pensione, avevo più tempo libero della madre”.

Mastrolonardo punta il dito contro le strutture. “Non ce l’ho con la mamma di Francesca e spero che la cosa sia reciproca. Per me, a sbagliare sono le strutture: servizi sociali e Asl. Poi gli uffici anagrafe di Vetralla e Tuscania che, pur essendo attaccati, agiscono in maniera opposta nel concedere cambi di residenza di Francesca. A Tuscania, a mia moglie, lo hanno dato senza la mia autorizzazione. A me, a Vetralla, non è capitata la stessa cosa. E’ difficile combattere contro tutti questi ostacoli”.

E’ amareggiato, ma quando parla di sua figlia, gli occhi si addolciscono. “Il mio rapporto con Francesca è eccezionale. Ho anche un’altra figlia di dieci anni e dire che viviamo nella “casa del Mulino bianco” è poco. Sono solo un padre che vuole fare il padre”.

Dal 2012, però, Mastrolonardo non vede più sua figlia. “Mi sono reso conto che qualcosa nella situazione economica di Francesca non andava, perché non avevamo soldi, anche se percepivamo una pensione e io davo dei contributi, seppur minimi. Dal 2001 al 2009, non è stato mai chiesto un rendiconto delle spese e mia figlia andava a scuola con le scarpe bucate. Ho segnalato la cosa ai servizi sociali, ma nulla è stato fatto.

Di conseguenza, con l’avvicinarsi della maggiore età di Francesca, sono andato all’Inps per far sì che la sua pensione venisse conservata per quando io e sua mamma non ci saremo più stati. Non abbiamo proprietà o famiglie ricche alle spalle, per cui volevo solo assicurarle un reddito e un po’ di indipendenza economica. E’ da qui che nascono i problemi con la mamma di Francesca che, dal 2012, non me la fa più vedere.

Ho delle registrazioni di mia figlia in cui si lamentava perché la mamma la costringeva a dire delle cose ai carabinieri o dove piangeva perché la mamma le diceva che sarei sparito dalla sua vita. A Francesca, è stata anche diagnosticata dalla Asl una Pas, sindrome di alienzazione parentale. Il mio buon rapporto con Francesca, però, può essere testimoniato da diverse persone, come, per esempio, la mia vicina, il parroco e l’insegnante di ippoterapia. Io non colpevolizzo la mamma di Francesca, ma le strutture che non sanno agire correttamente“.

Francesca, per Mastrolonardo, è stata presa illegalmente. “Mia figlia non è interdetta e, né io né sua madre, volevamo che andasse in una casa famiglia. Ammesso, infatti, che la mamma non avesse potuto ospitarla, lo avrei fatto io. Senza problemi. C’è una relazione della Asl di settembre in cui si dice che sono la persona adeguata ad occuparmi di Francesca. Prima la Asl mi reputa idoneo, poi, dopo qualche mese, nemmeno mi prende in considerazione e spedisce mia figlia in una casa famiglia che, da statuto, dovrebbe accogliere persone sole o che non possono essere ospitate dai genitori. Non Francesca, dunque”.

L’esigenza di un “ambiente neutro” richiesto dall’UosiDa – servizio disabile adulto -, è, per Mastrolonatdo, solo una scusa. “La conflittualità tra i genitori non c’entra, perché le divergenze ci sono in ogni famiglia. Voglio solo vedere mia figlia e invece la tengono in galera. Sono un papà buono e, tra noi, c’era un legame che non riesco a spiegare”.

Mastrolonardo è disposto a lottare. Anche firmando la raccolta firme lanciata tra Viterbo e Napoli. “Sono favorevole alla petizione e sarei anche disposto a firmarla. A delle condizioni, però, e cioè che la pensione di mia figlia venga conservata e gestita, in accordo con la mamma di Francesca, che non ha bisogno di disporne, da un soggetto terzo. E poi che mi lascino fare il padre. Non voglio possedere Francesca, ma solo garantirle un’indipendenza psico-fisica ed economica. Voglio starle accanto e sono disposto a fare qualsiasi incontro per il suo bene”.

Paola Pierdomenico


 

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