Viterbo – Volevano solo parlare con lei, ma non ci sono riuscite.
Giovedì le assistenti sociali di Tuscania, il paese in cui si era trasferita Francesca Mastrolonardo prima di essere portata contro la sua volontà in una casa famiglia di Terni, hanno provato a farle visita nella struttura che la ospita dal 27 marzo, in seguito al provvedimento del giudice del tribunale di Viterbo Filippo Nisi.
Ma non hanno potuto fare molto. Una visita rapida alla casa d’accoglienza e poco più. Con Francesca non è stato possibile parlare.
Il caso della 23enne, disabile ma non incapace di intendere e di volere, ha già scatenato un’enorme catena di solidarietà portata avanti da sua madre Laura Tramma, dal giornalista Francesco Ruotolo e dal legale Enrico Mezzetti. Senza però, purtroppo, ottenere ancora nulla di risolutivo.
“In tanti ci chiedono cosa possono fare per aiutare Francesca – racconta l’avvocato Mezzetti -: le sue amiche, le ex compagne di classe e le colleghe di sua madre. Ma anche tanti sconosciuti che si stanno interessando al caso da quando è partita la raccolta firme e caso Mastrolonardo ha rimbalzato sui media”.
Il provvedimento, firmato dal giudice Nisi, è criticato da chi conosce la storia di Francesca e non si spiega come e perché una ragazza con dei problemi, ma pienamente libera di scegliere cosa fare della propria vita, possa esser strappata alla sua vita con questa facilità.
“Filippo Nisi, oltretutto, è un got (giudice onorario del tribuale ndr) – continua il legale -. A questo tipo di giudici viene addirittura negata la possibilità di presiedere a un’udienza di separazione consensuale perché non è il loro potere. Come è possibile che allora gli venga concesso il diritto di decidere del futuro e della libertà di una persona? E’ una situazione paradossale, del tutto assurda”.
Enrico Mezzetti, quindi, per continuare la battaglia in favore di Francesca, ma anche per una questione di principio generale, vuole arrivare fino in fondo.
“Mi sto adoperando affinché venga presentata un’interrogazione parlamentare – annuncia -. Per il caso Mastrolonardo e non solo. Non si può tollerare che un got possa decidere di spedire una ragazza maggiorenne e nel pieno delle sue facoltà mentali in una casa famiglia dove non vuole stare, strappandola con la forza al mondo in cui le piaceva vivere. La legge deve cambiare”.
Per quanto riguarda l’iter giudiziario, mentre si moltiplicano le firme raccolte dal comitato “Insieme per Francesca”, si dovrà attendere il 9 luglio per tornare nuovamente di fronte al giudice.
“Mancano due mesi e mezzo a quella data – conclude Mezzetti – e tutti sappiamo che comunque anche quel giorno non sarà deciso nulla di definitivo. Nel frattempo Francesca dovrebbe restare lì? Io non credo proprio. Faremo qualcosa, qualsiasi cosa e nel più breve tempo possibile per liberarla da lì”.
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