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Viterbo - 23enne disabile privata della libertà - Ieri mattina, raccolta firme della madre, fuori dal tribunale, con il comitato "Insieme per Francesca"

“Lasciatela libera di scegliere”

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Francesca Mastrolonardo

Francesca Mastrolonardo 

Insieme per Francesca - La raccolta firme per la ragazza fuori dal tribunale

Insieme per Francesca – La raccolta firme per la ragazza fuori dal tribunale

Insieme per Francesca - La raccolta firme per la ragazza fuori dal tribunale

Insieme per Francesca – La raccolta firme per la ragazza fuori dal tribunale

Insieme per Francesca - Laura Tramma, la mamma della ragazza

Insieme per Francesca – Laura Tramma, la mamma della ragazza

Insieme per Francesca - Il giornalista Francesco Ruotolo

Insieme per Francesca – Il giornalista Francesco Ruotolo

Insieme per Francesca - La raccolta firme per la ragazza fuori dal tribunale

Insieme per Francesca – La raccolta firme per la ragazza fuori dal tribunale

Viterbo – Seicento firme in pochi giorni. E hanno appena cominciato (video – fotogallery – slide).

La battaglia per far uscire Francesca Mastrolonardo dalla casa famiglia in cui è stata portata a forza venti giorni fa, a 70 chilometri da casa, continua fuori dal tribunale di Viterbo. E’ qui che i familiari della 23enne disabile hanno portato la loro protesta: a due passi dal palazzo di giustizia da cui tutto è partito, con il provvedimento del giudice Filippo Nisi che ha strappato Francesca alla madre.

Ieri mattina gli attivisti del comitato “Insieme per Francesca” sono rimasti ore nel parcheggio del tribunale a raccogliere firme. Un banchetto, volantini colorati, la petizione e la storia di Francesca raccontata ai tanti che si avvicinavano per firmare. 

Francesca Mastrolonardo nasce a Napoli 23 anni fa. Ha un ritardo motorio e nel linguaggio, ma è autosufficiente. Arriva in provincia nel ’95. Due anni dopo, i genitori si separano: Francesca diventa una figlia contesa. La guerra al tribunale dei minori si conclude con l’affidamento alla madre e la fissazione di incontri con il padre. Dall’adolescenza in poi, Francesca si trasferisce a Tuscania. Legge, studia, fa ippoterapia, dipinge. Ogni settimana espone i suoi lavori al mercatino rionale. Una vita normale, pur tra tante difficoltà. Ma la più grande arriva il 27 marzo, quando i carabinieri vengono a prenderla per portarla in casa famiglia. Perfino a loro si spezza il cuore, ma il provvedimento del giudice parla chiaro: finché i genitori non troveranno un accordo sul percorso riabilitativo, Francesca resterà a Narni. Lontana dai suoi. Senza possibilità di contatto.

“Le hanno requisito il telefono – spiega i giornalista Francesco Ruotolo, che per primo ha cominciato a seguire il caso di Francesca -. Nessuno può parlarle, andarla a trovare, sapere come sta. Tutte le attività che faceva, dall’ippoterapia ai massaggi shatsu al centro giovanile che frequentava, ha dovuto interromperle di colpo. E’ per questo che abbiamo organizzato questa petizione: per chiedere al giudice di revocare il suo provvedimento. Perché anche i giudici possono sbagliare. Ma a ogni errore c’è rimedio”. 

Le firme sono già seicento, raccolte tra Viterbo, Tuscania, Napoli e perfino in Spagna, dove vive la zia di Francesca. Un’altra iniziativa è in programma oggi, a Napoli, a partire dalle 17,30, al Giardino segreto in via Forìa: un incontro con l’autrice di una tesi di laurea sul museo di Totò, nel quarantottesimo anniversario della scomparsa. Ma firmare si può anche online, sul sito web Insieme per Francesca. “Il nostro sarà un concorso di forze per buttare una pietra nello stagno – continua Ruotolo -. Una valanga di firme seppellirà questo provvedimento”.

Per Laura Tramma, insegnante di sostegno, laureata in pedagogia, sua figlia è semplicemente “in prigione”. “Non le hanno fatto prendere neanche le sue cose – racconta, la tristezza negli occhi -. Le ho dovuto fare io i bagagli quando era già a Narni e portarli ai carabinieri. Ha vissuto con me per ventitré anni e adesso è la prima volta che mi succede di non parlarle per venti giorni. Era felice. Avevo fatto l’ennesimo sacrificio per trasferirmi con lei in una casa nel centro storico di Tuscania. Sembrava la casetta di Biancaneve: piccola, a portata di tutto. Lei poteva uscire a piedi da sola e, da sola, tornare a casa. Una conquista enorme per Francesca, che negli anni ha fatto progressi che non osavamo sperare”. 

Laura Tramma sa quello che vuole: “Mia figlia deve uscire da lì. Ma, cosa ancor più importante: che sia libera. Non è incapace di intendere e di volere. Nessuno può sapere cosa è meglio per lei. Se Francesca decidesse di restare in casa famiglia, io la lascerei fare. Purché possa scegliere: devono lasciarla libera di scegliere”.


– “Strappata alla madre e privata della libertà a 23 anni”


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16 aprile, 2015

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