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Sport - E' di ritorno dal Sudafrica dove ha partecipato insieme all'italo israeliano Angelo Di Veroli alla più prestigiosa gara a tappe al mondo per mountainbike

Il viterbese Luca Chiodi alla Absa Cape Epic

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L'avvocato di Anna Telesco, Luca Chiodi

L’avvocato Luca Chiodi

Luca Chiodi

Luca Chiodi

Viterbo – Il viterbese Luca Chiodi è di ritorno dal Sudafrica dove ha partecipato insieme all’italo israeliano Angelo Di Veroli alla più prestigiosa gara a tappe al mondo per mountainbike, la Absa Cape Epic.

La gara è stata vinta dalla coppia formata dall’attuale campione olimpico nonché campione mondiale Jaroslav Kulhavy e dallo svizzero Christoph Sauser che hanno preceduto la coppia Hynek-Lakata.

Il viterbese alla fine delle 8 tappe si è piazzato in classifica generale al 23 esimo posto dopo essere stato sino alla quarta tappa nelle zone alte della classifica ovvero al nono posto.

“Dopo 8 giorni, 735 km e 16.000 metri di dislivello e circa 35 ore di pedalata  – racconta Chiodi – è terminata la nostra Absa Epic Epic 2015 (gara a tappe che si tiene in Sud Africa, Città del Capo). Esperienza indimenticabile che si apprezza ancor di più una volta ritornati alla quotidianità.

La gara è durissima e non ha bisogno di presentazioni – prosegue -. Le insidie sono ovunque e ciò che si deve sempre tenere a mente è di essere dei privilegiati. Tutto viene messo alla prova, sia il fisico che la resistenza mentale.

La gara ogni giorno non termina sulla linea del traguardo di tappa ma prosegue fra pranzo, doccia, sistemazione del mezzo, preparazione delle borracce e del materiale per il giorno dopo, massaggi e premiazioni finali. Il relax è solo eventuale.

Il buio in Africa scende insieme al freddo e alla umidità che rendono la tenda un frigo. Dormire vestiti e addirittura col cappello è la norma.

La sveglia alle 5 del mattino  – continua –  viene suonata da una cornamusa manovrata da un signore vestito con il kilt alla scozzese.

Capita anche di partire con la pioggia… ma l’Africa non è avara e quindi nello stesso giorno è capace di farti assaggiare il suo freddo la sua pioggia e da ultimo il suo caldo che quando sono le 11 ti asciuga e consuma.

Ogni tappa una emozione. Bellissime le scolaresche che per l’evento si schierano ai bordi delle strade per portare il sorriso dell’Africa ai partecipanti.

Ettari ed ettari di vigneti e di frutteti lavorati da masse di operai anche loro per l’occasione autorizzati a sospendere le mansioni per incoraggiare tutti i partecipanti dal primo all’ultimo.

Oltre alla natura c’è anche la competizione che noi abbiamo affrontato con dignità ma poco rispetto considerato che dall’essere entrati e restati nella top ten sino alla terza tappa, dalla quarta in poi siamo inesorabilmente scesi sino alla 23 esima posizione. Ottimo e soddisfacente comunque considerato il lotto dei partecipanti.

Per chi volesse provare  – spiega – il consiglio è di allenarsi bene sulla resistenza. La manifestazione e l’Africa sono bellissimi ma possono chiederti di superare i tuoi limiti e devi saper rispondere ‘presente’.

Credo di aver portato in quei luoghi un po’ di Viterbo. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto”.


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1 aprile, 2015

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