Viterbo – (g.f.) – Acqua pubblica, il Movimento 5 stelle sceglie piazza Unità d’Italia per ribadire che la gestione deve essere pubblica.
Ieri dalle 15 alle 19 il movimento ha incontrato i cittadini per discutere di gestione, Talete e del referendum, che chi governa prova a ignorare.
Al microfono si sono alternati Federica Daga, deputata M5s insieme al collega Massimiliano Bernini, la consigliera regionale Silvia Blasi e Bengasi Battisti, per il Coordinamento nazionale enti locali per l’acqua pubblica.
Proprio da Bengasi è arrivato un monito: per la gestione pubblica dell’acqua c’è poco tempo.
“Nel Lazio è stata approvata una legge regionale – ricorda Battisti – per la gestione pubblica, ma affinché sia operativa il territorio va suddiviso in bacini idrogeografici.
Tuttavia da più parti si tenta di rinviare questo passaggio, magari fino a quando sarà troppo tardi.
Di tempo ne abbiamo poco per dotare la legge delle norme attuative. Se non si predispongono i bacini, il Lazio andrà verso l’ato unico”.
Per Battisti equivale ad aprire le porte ai privati.
“Chi vuole l’ato unico nel Lazio lo fa solo per dare l’acqua ad Acea. In base all’articolo 7 dello Sblocca Italia, l’operatore che gestisce il 25 per cento delle utenze prende la gestione dell’intero ambito”. Nel Lazio equivale a dire Acea.
“Noi dobbiamo continuare ad affermare il principio della gestione pubblica dell’acqua”. Che a Viterbo non vuol dire Talete.
“La nostra società idrica è un soggetto di diritto privato, pure se partecipato dal pubblico. Quando un sindaco va in assemblea ha una delega in bianco.
Se fosse stata una società pubblica, il primo cittadino parteciperebbe solo dopo essere passato dal consiglio comunale, dove si decide su bilancio e piano d’opere e poi deve attenersi alle decisioni prese”.
La battaglia non si ferma. “Sono passati cinque anni dal referendum dove 28 milioni di persone hanno ribadito che la gestione dell’acqua deve essere pubblica.
Il Parlamento avrebbe dovuto recepire subito la norma e invece dopo un mese ha fatto passare il decreto Fitto – Ronchi.
Per fortuna la manovra non è passata, eravamo attenti e con il ricorso alla Corte costituzionale il governo è stato costretto a cancellare la norma”.
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