Viterbo – Uso dell’acqua termale, tutto rinviato a al 15 ottobre, quando il Tar entrerà nel merito della vicenda che vede da una parte le Terme dei Papi e dall’altra il comune.
La società che gestisce l’impianto ha fatto ricorso contro la delibera con cui si affida loro la risorsa mineraria, stabilendo 23 litri al secondo come limite massimo.
Un affidamento, visto che la concessione è scaduta e in attesa del rinnovo.
I giudici hanno stabilito che la materia è complessa e servono accertamenti per entrare nel merito, sospendendo la delibera.
“Fino ad allora – spiega l’assessore Antonio Delli Iaconi – il Tar ha consentito per esigenze particolari, d’emungere quantità superiori rispetto ai 23 litri stabiliti dalla delibera, tenendo conto della portata del bacino e delle varie esigenze”.
Tutto rinviato, mentre dalla regione, in attesa del responso da parte dei giudici, ci sarebbe la volontà di nominare un addetto per verificare la quantità giornaliera utilizzata.
Delli Iaconi, invece, ha una proposta, per uscire da una situazione complicata.
“Il comune e i gestori – spiega – potrebbero nominare ognuno un tecnico di fiducia. I due a loro volta potrebbero indicare un super tecnico che si prenda l’incarico d’accertare la giusta quantità d’acqua, necessaria per una gestione razionale della risorsa.
Altrimenti il rischio è che una volta arrivati a ottobre, siano i giudici a nominare un tecnico da far pagare alle parti”.
Di fatto, allungando ancora i tempi.
La prossima settimana è in programma un incontro con i legali di palazzo dei Priori per capire il da farsi.
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