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L'irriverente

Aula dell’università intitolata a Onio Della Porta, non se n’è fatto niente

di Renzo Trappolini
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Viterbo - Università della Tuscia

Viterbo – Università della Tuscia

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Era ieri, o forse l’altro ieri, cioè a settembre del 2006, quando nelle stanze che contano a Palazzo dei Priori, si parlò – e Tusciaweb ne diede conto – di intitolare vie cittadine ai parlamentari della prima repubblica.

Personaggi che su fronti politici opposti furono, per tanti, punto di riferimento e per la terra viterbese rappresentanti fortemente radicati tra la gente.

Tra essi, Onio Della Porta, del quale il 2 maggio ricorre l’anniversario dei solenni funerali celebrati in una gremita San Francesco e di fronte alle massime autorità dello Stato dal vescovo Boccadoro, il quale, nell’omelia, si fece interprete della “nostra città che amava e stimava tanto il suo senatore”.

Il giorno dopo, il Tempo scrisse di una proposta di intitolargli un’aula dell’Università della Tuscia.

Da allora, non se n’è fatto niente: sia nelle dediche delle strade, sia all’università.

Eppure, se questa riuscì ad essere istituita, fu, tra l’altro, per una decisiva iniziativa del senatore Della Porta.

Il disegno di legge istitutivo, tanto contrastato quanto sfortunato, era ormai giunto al voto definitivo al senato quando – ricorda il prefetto Mario Moscatelli allora commissario del Consorzio per l’Università – “la meta ormai vicina sembrò allontanarsi”.

La commissione che avrebbe dovuto approvare la legge era stata, infatti, convocata nel pomeriggio del 28 marzo 1979 in concomitanza con i funerali del vice presidente del consiglio Ugo la Malfa ed era prevedibile, che, andando i senatori in piazza Montecitorio per l’omaggio alla salma, la seduta sarebbe andata deserta.

E ciò, proprio nell’imminenza della scioglimento delle camere.

Questi “timori – testimonia Moscatelli – spinsero il senatore Della Porta a chiedere ed ottenere l’anticipazione della seduta al mattino” e così l’Unitus potè nascere.

Tutto questo accadeva 36 anni fa e – si sa ma non è bello – perfino la memoria degli studiosi può essere fallosa.

Chi studioso non è, però ricorda e spera. Perché gli hanno insegnato che, a volte, repetita juvant.

Renzo Trappolini


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2 maggio, 2015

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