Viterbo – “Improvvisamente Kathmandu si è trasformata in un cumulo di macerie. È crollato tutto, e la gente correva terrorizzata in piazza”.
Così Stefano Valle, il ricercatore dell’università della Tuscia, sopravvissuto al violento terremoto in Nepal, ricorda quella maledetta mattina di sabato 25 aprile, nel corso della conferenza stampa in comune per la raccolta fondi.
Valle si trovava nel paese asiatico per un progetto di cooperazione insieme al romano Lorenzo Traverso, studente dell’ateneo.
“Mi sento fortunato. Potevo morire e invece sono ritornato a casa”, racconta Valle.
“Le scosse sono state fortissime. Hanno raggiunto l’ottavo grado della scala Richter. La prima è stata la più violenta e ci ha sorpresi mentre eravamo appena rientrati da una missione operativa nell’ovest del paese”.
Lì da vent’anni l’equipe fornisce supporto tecnico alle comunità agricole locali. E dal 2005 è partito un progetto di studio sull’ulivo, in particolare su quello selvatico ed europeo.
“Le aree più colpite sono state quelle a nord e a nord-est della capitale – continua Valle -. Le città hanno subito danni gravissimi. Sono crollate case e scuole. Le strade sono state completamente distrutte. C’è stata anche una frana sull’Himalaya e i morti sono stati tantissimi”.
Ad oggi infatti il numero delle vittime è superiore ai cinque mila morti e ai dieci mila feriti. Un bilancio destinato a salire nei prossimi giorni, quando le operazioni di soccorso saranno operative anche nelle aree più difficili da raggiungere.
“Nei trentacinque distretti del paese risultano colpite oltre otto milioni di persone – sottolinea Valle -. Lì la situazione è disastrosa. Mancano presidi medici e sanitari e i beni di prima necessità. L’accesso limitato all’acqua potabile e ai servizi igienici comportano inoltre gravi rischi di malattie, mentre molti bambini risultano dispersi o separati dalle loro famiglie”.
Il ricercatore ricorda anche le prime ore successive al terremoto. “Nella notte ci siamo accampati in un giardino di un albergo e la mattina successiva abbiamo offerto il nostro supporto al consolato italiano ospitando i connazionali sfollati in un piccolo campo organizzato con le tende.
“Il Nepal è un paese povero, estremamente sottosviluppato – conclude Valle – e calamità naturali di questa portata non fanno altro che degenerare ancora di più la situazione”.
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