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Arte - Prossimo appuntamento sabato 13 giugno

Con il Fai alla riscoperta dei patrimoni artistici della Tuscia

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L'archeologa Maria Gabriella Scapaticci

L’archeologa Maria Gabriella Scapaticci 

Viterbo – La delegazione viterbese del Fai (Fondo ambiente italiano) e la fondazione Etruria mater hanno organizzato un ciclo di quattro incontri denominato “Lo sguardo e l’oggetto. Dialoghi intorno all’arte” con l’obiettivo di far riassaporare e toccare con mano l’inestimabile patrimonio museale della Tuscia.

Il progetto prevede che un piccolo numero di persone (circa 34/40) si sieda attorno a un’opera e prenda parte a una discussione su quest’ultima.

Fase che ha preso il via lo scorso 11 aprile con l’incontro “Teste etrusche in terracotta: l’individuo e il ritratto” svoltosi al museo di Tarquinia, continuando poi il 16 maggio, quando al museo di Tuscania è stato utilizzato come fulcro il sarcofago fittile delle Danaidi. Quest’ultimo convegno è stato una vera e propria full immersion nella cultura femminile etrusca, con la lectio magistralis tenuta nell’occasione da Maria Donatella Gentili, cattedratica di etruscologia e antichità italiche all’università di Roma Tor Vergata.

Lanifica et domiseda, doveva essere così la donna per i latini: destinata a filare la lana tra le mura domestiche. Sottomessa al marito e chiusa in casa era, del resto, anche la donna greca. Chi, per esempio, non ricorda la Penelope di Ulisse? Non era così, invece, per le donne etrusche. All’occorrenza libere di vestire in modo spregiudicato, oppure sedute tra gli uomini a vedere giochi sportivi e spettacoli. Poi, sullo stesso kline (letto) del marito durante i banchetti conviviali.

E per rendersi conto del ruolo preponderante della donna nella società etrusca può bastare la conoscenza di un solo oggetto: la cassa di un sarcofago in nenfro magistralmente scolpita da una bottega di artigiani locali su committenza di una donna, per l’esattezza di una matriarca etrusca del IV secolo a.C. Colta e appassionata di cultura greca, ella fece scolpire sui lati della sua arca alcune scene tratte dalla trilogia eschilea delle Danaidi. Le Danaidi, appunto: cinquanta mitiche sorelle che ebbero la forza di opporsi al volere di chi imponeva loro un matrimonio non libero.

Il prossimo appuntamento con “Lo sguardo e l’oggetto. Dialoghi intorno all’arte” è previsto per sabato 13 giugno, alle 17 al museo nazionale etrusco Rocca Albornoz di Viterbo. Oggetto dell’incontro sarà una statua fittile raffigurante la dea Demetra. Il manufatto proviene da un santuario rupestre ubicato in Macchia delle valli, località appartenente al territorio del comune di Vetralla. A illustrare la statua sarà Maria Gabriella Scapaticci, funzionario della soprintendenza per i beni dell’Etruria meridionale, che ha scoperto e scavato il santuario dedicato a Demetra.


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18 maggio, 2015

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