Viterbo – Assolti dopo dieci anni.
Finisce così il processo per frode fiscale milionaria ad alcuni dei più noti titolari di concessionarie di auto viterbesi: nessuna associazione a delinquere e nessun reato tributario.
Imputati: Elio Marchetti, Giorgio Consalvi, Davide Lorenzetti e i fratelli Leonardo e Matteo Leporatti.
Una frode fiscale ipotizzata di 110 milioni di euro, con quello che, secondo l’accusa, era il classico metodo “carosello”: le automobili – quasi sempre di grossa cilindrata - sarebbero state comprate dalle concessionarie viterbesi con la mediazione delle cosiddette “cartiere”, che acquistavano formalmente le auto dalle società estere senza versare l’Iva. Doppio vantaggio: da un lato non versare l’Iva e dividere l’importo tra cartiera e acquirente; dall’altro, abbattere i prezzi delle auto grazie all’omesso versamento e polverizzare la concorrenza.
Ma per i giudici non c’è stato nulla di tutto questo. Lo dicono dopo tre ore e mezza di camera di consiglio.
Un’attesa interminabile e alle 14,05 il presidente del collegio Silvia Mattei legge il dispositivo: tutti assolti, o per prescrizione o perché il fatto non sussiste. Un’assoluzione con il secondo comma. Formula piena, ma non la più ampia: per il collegio dei giudici, nel processo non sarebbe stata raggiunta la prova della frode fiscale. Da qui l’assoluzione, tra il disappunto del pm Franco Pacifici e la soddisfazione delle difese.
La sentenza chiude una vicenda giudiziaria durata dieci anni. I fatti al centro delle indagini della procura risalgono al 2005-2006. Nel 2008, le richieste di rinvio a giudizio. Anni di processo e poi l’epilogo, tutto a favore delle difese, che avevano attaccato su tutti i fronti l’associazione a delinquere tra i rivenditori di auto Elio Marchetti e i fratelli Leporatti. Non solo concorrenti, ma anche in pessimi rapporti. Per i Leporatti è la seconda assoluzione in due mesi. Ad aprile, il giudice Silvia Mattei, presidente del collegio al processo di ieri, li aveva ritenuti non colpevoli in una vicenda analoga di evasione fiscale, ma senza l’accusa di associazione a delinquere.
“C’è soddisfazione perché il tribunale ha ritenuto insussistenti le pesanti accuse di associazione a delinquere e frode fiscale”, afferma l’avvocato Sergio Buzzi, anche a nome dei colleghi Roberto Massatani, Fabrizio Ballarini e Marco Sabatini. Il pm lascia l’aula senza parlare. Per tutti gli imputati aveva chiesto due anni e quattro mesi. Con solide conferme, almeno in fase di indagini: il tribunale del Riesame, anni fa, aveva confermato in pieno l’impianto accusatorio, compresa l’ipotesi di associazione a delinquere. Ma le prove si formano al processo e per i giudici erano insufficienti o contraddittorie.
Entro i prossimi novanta giorni, le motivazioni. Dopodiché, la procura ha un mese e mezzo per fare appello.
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