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Viterbo - Martedì la requisitoria del pm e le arringhe dei primi due difensori

Maxifrode da 110 milioni di euro, la sentenza è vicina

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Elio Marchetti

Uno degli imputati, Elio Marchetti

Viterbo – Arriva al rush finale il processo sulla maxifrode fiscale da 110 milioni di euro.

Martedì accusa e difesa tireranno le somme di un’interminabile vicenda giudiziaria, scaturita nel 2005-2006.

Alla sbarra, nomi noti dell’imprenditoria viterbese: Elio Marchetti, a titolo di amministratore unico della Centrauto Srl; i fratelli Matteo e Leonardo Leporatti, titolari della concessionaria Lem Srl; Giorgio Consalvi e Davide Lorenzetti, amministratori delle società fantasma.

L’accusa è pesante: associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale. Reato che non si prescrive nei canonici sette anni e mezzo, sufficienti solo per la costellazione di reati tributari facenti parte dell’impianto accusatorio, ma prescritti dal 2013.

Il sistema sarebbe stato quello classico della cosiddetta frode carosello: dall’estero, le auto vengono comprate da aziende italiane (in questo caso viterbesi) con l’intermediazione delle cartiere. Società interposte che, sulla carta, compravano auto di grossa cilindrata dai rivenditori esteri, mentre in realtà l’acquirente reale era la concessionaria viterbese. I prestanome delle cartiere rivendevano le auto importate, emettendo fatture apparentemente regolari e comprensive di Iva che, invece, non veniva versata.

Il danno all’Erario, quindi, consiste, da un lato, nel mancato versamento dell’Iva da parte della cartiera. Dall’altro, nella detrazione dell’imposta da parte dei concessionari. Imposta mai incamerata dal fisco. Ma, in questi casi, c’è anche un danno effettivo alla concorrenza: le concessionarie che sfruttano il metodo della frode carosello rivendono auto anche di lusso a prezzi stracciati. Un boomerang per l’intero mercato.

L’accusa – pm Franco Pacifici – parla di una frode da 110 milioni di euro: 97 milioni per ricavi e costi non dichiarati e 13 milioni di Iva evasa.

Improbabile che la discussione sia in un’unica soluzione. Martedì parleranno, sicuramente, il pubblico ministero e due difensori. Per le altre arringhe e la sentenza dovrà essere fissata ancora un’altra udienza.


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27 febbraio, 2015

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