Viterbo – Tre errori in cinque righe.
Quand’è così, meglio tenersi in tasca penna e taccuino e tacere.
Invece no. Januaria Piromallo, giornalista e blogger del Fatto Quotidiano, ha voluto strafare. Evidentemente male informata sulla Macchina di santa Rosa, ha tenuto comunque a scrivere le sue corbellerie, incurante del fatto che le tradizioni popolari vanno maneggiate con cura dai giornalisti. Oppure smontate pezzo per pezzo in un editoriale pieno di sarcasmo. Purché si conosca bene l’argomento di cui si parla. E purtroppo non è questo il caso.
Nel suo articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano online il 2 maggio, Piromallo racconta le disavventure all’esposizione di Milano: dalle peripezie per avere un pass all’approccio non proprio idilliaco con Oscar Farinetti, patron di Eataly.
Proprio in quell’articolo, la giornalista dedica appena cinque righe alla Macchina di santa Rosa. E in cinque righe riesce a straparlare.
Secondo la blogger del Fatto Quotidiano, Farinetti “nel mezzo del suo spazio piazza una replica del ‘Fiore del cielo’ con angeli aggrovigliati intorno a un indefinito coso sul quale si innalza una madonna che da la sua benedizione. L’originale va in processione da 750 anni a Viterbo, il suo clone non si può guardare dalla bruttezza”.
Punto primo: non esistono repliche e non esistono cloni della Macchina a Expo. Quello che Januaria Piromallo ha potuto disprezzare con i suoi occhi è ciò che, poche righe più sotto, definisce “l’originale” della Macchina.
All’Expo c’è “Fiore del cielo”, l’ultimo modello della Macchina di santa Rosa che per anni è stata portata a spalla dai facchini a Viterbo la sera del 3 settembre.
Sui giudizi estetici, ovviamente, nulla quaestio. Che si tratti di un “coso indefinito che non si può guardare dalla bruttezza” è l’opinione della giornalista. Rispettabilissima ma soggettiva. E come tale lascia il tempo che trova, proprio come l’inserimento della Macchina di santa Rosa tra i trash dell’esposizione milanese in una gallery del Corriere della Sera.
Di madonne, invece, non se ne vedono proprio sulla Macchina di santa Rosa. Del resto, se così si chiama, ci sarà un perché. È abbastanza intuibile che la statua che sormonta la Macchina non rappresenti una madonna, ma santa Rosa. Altrimenti si sarebbe chiamata Macchina della Madonna.
E, per finire, tanto perché siamo blogger e giornalisti che hanno viaggiato in tutto il mondo, un bel calcio alla lingua di casa, l’italiano, con quel “da”, voce del verbo dare, senza traccia di accento, che grida vendetta al cospetto di Dio su una testata nazionale autorevole come Il Fatto.
Non la prenda per pignoleria, signora Piromallo. È che qui in provincia siamo attaccati al rispetto delle tradizioni come della grammatica. E sentire tante sciocchezze, una in fila all’altra, in così poco spazio e con così tanta ingiustificata sicumera, le fa fare una pessima figura. Quella della giornalista disinformata che, come diciamo noi qui in provincia, andava per mazzolare e finì mazzolata.
Holly Golightly
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