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“Il Pd di Renzi non è una nuova Dc come vorrebbe Fioroni”

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Massimo Pistilli

Massimo Pistilli 

Viterbo – “Il Pd di Renzi non è una nuova Dc”.

Massimo Pistilli definisce il renzismo di Giuseppe Fioroni un riposizionamento sincero, ma lo critica perché, per il coordinatore di Piazza democratica, l’ex ministro non ne ha capito il senso.

Va bene, dunque, un Pd che si apre, ma alle dinamiche della sinistra e non a una nuova “vecchia Dc”, come, per lui, la intende Fioroni. Pistilli definisce il Pd il partito della sinistra progressista e riformista. Non certo dei moderati. Della serie, andate a dire a Fioroni di fare il renziano sui diritti civili e ne riparleremo.

Come valuta il risultato delle elezioni provinciali?
“Il Pd – dice Pistilli -, nel suo complesso, ha fatto un’ottima prova. Il problema è che, nella scena politica attuale, si stanno sopravvalutando le dinamiche interne e i contrasti tra correnti. Così facendo si perdono d’occhio le cose da fare, quando invece il partito dovrebbe essere il promotore delle attività politiche, sia a livello nazionale, che locale”.

Cosa intende?
“Alle provinciali, ha avuto un’ottima affermazione e, anche a livello nazionale, una percentuale che va oltre il 40 per cento è un risultato altissimo, soprattutto perché, prima dell’era Renzi eravamo al 25 per cento, a pochi punti da Grillo. Lo scopo è quello di  allargare la base e rendere il partito più inclusivo, ma con gli strumenti che abbiamo a disposizione e senza ricorrere a contenitori civici esterni che, in qualche modo, sono marcati. Parlare di moderati, infatti, è mettere un’etichetta”.

In parte, quindi, è d’accordo con Fioroni quando dice che il Pd si deve aprire.
“Condivido con lui che, nella nuova fase bipolare, il Pd debba spostarsi ed essere più inclusivo di prima, e che è poi quello che sta accadendo a livello nazionale. Non sono d’accordo con Fioroni su due cose e cioè che questo debba avvenire attraverso contenitori esterni e quando dice che questo cambiamento porterà il Pd a essere un partito di moderati. Il Pd, a mio giudizio, è il partito della sinistra progressista e riformista di governo”.

Cosa ne pensa quindi del renzismo di Fioroni?
“Ognuno può avere le sue opinioni e legittimamente cambiare idea. Renzismo è però una parola che deve essere spiegata per non essere fraintesa. Tutti possono avvicinarsi alle posizioni dell’attuale segreteria nazionale, a patto, però, che se ne comprenda il senso. Il renzismo non è il ritorno dei moderati a livello nazionale, ma un passo avanti rispetto alle dinamiche politiche della sinistra, è un confrontarsi, allargarsi, ascoltare e poi decidere, governare e riformare il paese. Faccio riferimento, per esempio, ai diritti civili, su cui il renzismo è tutt’altro che moderato o nel senso in cui li intende Fioroni”.

Quella dell’ex ministro è dunque una mossa strategica?
“Bisognerebbe chiederlo a lui. Io lo presumo come un riposizionamento sincero, di cui però non ha capito il senso”.

Fioroni, quindi, non ha compreso la natura del renzismo?
“Ne parla come una sorta di riscoperta della vocazione moderata, una nuova Dc che tutto comprende. Si tende a interpretare il renzismo con categorie della prima e seconda repubblica e, per me, non è così. Quello che è stato fatto finora, a livello nazionale, a partire dall’adesione al partito socialista europeo fino ai diritti civili, mi pare siano dimostrazioni di una politica di sinistra. Di una nuova sinistra di governo”.

E in tutto questo, Piazza democratica che fa?
“E’, in qualche modo, una ditta, dietro alla quale c’è l’esperienza dei comitati Renzi e delle mozioni di Renzi e Alessio Trani al congresso. Abbiamo scelto di stare nella segreteria, pur avendo votato un altro segretario, e in questi mesi abbiamo lavorato responsabilmente per il partito e dentro il partito”.

A differenza di chi?
“Non facevo riferimenti a nessuno, perché – ammette -, in questo percorso, sono inclusi un po’ tutti, da Fioroni a Panunzi e tutte le aree e correnti. Piazza democratica deve continuare a occuparsi di problemi in maniera sempre più incisiva. Abbiamo, per esempio, un gigantesco problema di potabilità e gestione dell’acqua, in cui la politica ha deciso di non decidere, per cui ogni sindaco sceglie la sua strada. Campanilismi esasperati secondo cui, i comuni pensano di poter gestire il ciclo dell’acqua pubblica per conto loro. E’ obbligo di un partito, il Pd in questo caso, dare invece una linea di indirizzo ai suoi amministratori, affinché intervengano. Questo è il Pd di Renzi, il luogo in cui le persone lavorano insieme perché si superi il deficit di politica. Agire e risolvere i problemi invece di preoccuparsi di beghe ed equilibri tra aree”.

Cosa ne pensa della crisi in comune e delle dichiarazioni di Serra?
“La crisi non ha senso, perché si parla solo di equilibri tra gruppi e componenti, mentre invece il punto è capire se l’amministrazione è o meno all’altezza delle promesse fatte in campagna elettorale. Serra ha avuto il coraggio di dire ciò che era chiaro a tutti e cioè che il Comune non è stato all’altezza delle sue potenzialità. Il risultato, finora, è stato deludente e certamente insoddisfacente. Non è che non è stato fatto proprio nulla, perché, sul centro storico, per esempio, sono state avviate iniziative pregevoli, ma, nel complesso, non è stata all’altezza delle aspettative e Serra lo sta solo dicendo. Michelini si adombra un po’ troppo e quando dice che, se non va tutto bene, lo devono sfiduciare, il suo, mi sembra un modo semplificato di leggere la politica, specie di fronte a quello che sta accadendo”.

Come andrà a finire?
“Spero che si riesca a trovare una soluzione utile alla crisi, di modo che sia una fase positiva di crescita, perché davanti ci sono tre anni e la sinistra, anzi il centrosinistra, deve ritrovare la forza propulsiva per arrivare alla fine. Non voglio che si ricostruiscano i soliti equilibri sui posti e sul rimpasto per poi ritrovarsi da capo”.

Il Pd sta perdendo occasioni, fermo alle liti interne e senza approfittare di un centrodestra che è ormai allo sfascio?
“Non dico che tutto quello che fa Renzi e la nuova segreteria va bene e chi non è d’accordo è un gufo, ma è necessiario guardare avanti per creare una grande sinistra europea. In questo, la provincia di Viterbo è indietro perché, da noi, c’è stato sempre poco renzismo e si continua a discutere di equilibri tra correnti. Così non andremo lontano. Noi, invece, vogliamo risolvere i problemi del territorio e farlo a modo nostro. E’ per esempio in programma un convegno, in stile Leopolda, per discutere concretamente di temi come i rifiuti e l’acqua. Piazza democratica – conclude Pistilli – vuole essere il laboratorio che farà discutere e richiamerà l’attenzione del partito sulle priorità da risolvere”.

Paola Pierdomenico


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