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Viterbo - Elezioni provinciali - Giuseppe Fioroni apre ai moderati: "Da noi devono sentirsi a casa" - Al segretario Egidi dice: "Faccio gli interessi di una bottega che si allarga e che vince"

“Voglio un Pd che vince come quello di Renzi”

di Paola Pierdomenico
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Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni 

Viterbo – “Voglio un Pd che vince come quello di Renzi”.

Giuseppe Fioroni è al lavoro per un Pd allargato che spalanchi le porte ai moderati il cui contributo sarebbe fondamentale per la vittoria del centrosinistra. Viterbo, con la lista civica in appoggio al Pd alle provinciali, lo dimostrerebbe. Il successo e l’inversione di marcia di un elettorato, che è sempre stato di destra, sono per lui dovuti a un processo di avvicinamento a un partito che si apre e che torna a ottenere consensi.

Renzi lo ha fatto a livello nazionale e, lui, annuncia di volerlo fare sui territori, perché, per l’ex ministro, il partito deve avere lo stesso imprinting moderno e innovativo, a tutti i livelli. Un disegno che, nella sua idea, si allontana da quello vecchio stampo della sinistra “dura e pura”. 

E’ lei il vero vincitore delle elezioni in Provincia?
“Il vero vincitore – dice Fioroni – è il centrosinistra che, in una provincia in cui, fino a pochi anni fa, la destra esprimeva il 70 per cento, vede capovolgere il risultato, con un presidente, Mazzola, che ha preso 399 voti ponderati. Un successo dovuto all’apporto determinante della lista del Pd e al sostegno della lista Moderati per la Tuscia che insieme hanno dato vita a uno schieramento forte.

Questa vittoria è l’inizio di un percorso di innovazione e cambiamento del Pd e del centrosinistra, avviato da Renzi, che vuole un partito che, sia a livello nazionale che locale, si apra ai moderati. D’altronde, lui, alle Europee, ha preso il 41% che è frutto di uno strepitoso successo di elettori moderati che si sono sommati a quelli della sinistra riformista. Adesso, c’è la necessità che quel voto si consolidi”.

E in che modo intendete farlo?
“Facendo sì che i moderati, nel Pd, possano sentirsi a casa. Viterbo ha partecipato a questo sforzo di dare vita a un centrosinistra forte e sono rimasto contentissimo dei sei eletti del Pd. L’area popolare aveva chiesto tre candidati e si è ritenuto di darne due. Noi abbiamo dato il nostro leale contributo ed è stato un grande successo. L’idea di un partito che, a livello nazionale, ha l’imprinting moderato e innovativo di Renzi e che, a livello locale, è arroccato e chiuso, non può andare avanti. Lo dobbiamo aprire. Viterbo, con il laboratorio partito per il comune e che poi si è trasferito in provincia, si è messo su questa scia. La lista civica non c’è stata solo da noi, ma fa parte di un percorso di avvicinamento a un Pd che vuole allargarsi, per raggiungere una sintonia tra livello nazionale e territori e favorire una stabilizzazione dell’elettorato moderato che guarda con attenzione da questa parte. Io la leggo così”.

Tutto è andato, dunque, nella giusta direzione.
“Solo un rammarico per la mancata elezione del rappresentante della Teverina che, nella storia della sinistra viterbese, ha rappresentato una delle parti più innovative e moderne della sinistra locale. Su questo dovremmo lavorare, perché il Pd consenta a quel territorio di essere rappresentato all’interno del consiglio provinciale, in cui la capacità di fare è legata all’avere una grande maggioranza e un grande consenso”.

Tornando alla sua lista civica…
“Non ho liste civiche, ma quella del Pd con cui ho eletto due consiglieri. La lista civica che ha messo in piedi il sindaco Michelini…”, specifica in attesa della domanda.

Non ne rivendica, dunque, la paternità?
“Rivendico la paternità di un percorso politico avviato dal Pd nazionale per cambiare i territori, realizzando forme che avvicinino amministratori ed elettori moderati al centrosinistra e al Pd. Uno sforzo che ho messo in piedi per il Comune e per la Provincia e che si sta facendo in tutto il paese, dalla Sicilia alla Lombardia. Il Pd non può essere grande a Roma e in periferia, invece, la tradotta di un arroccamento sul consolidato storico dell’elettorato di sinistra o degli elettori del Pd della prima ora. Questa idea ci relegherebbe ai risultati del Pd delle ultime elezioni politiche”.

La lista civica appoggerà Mazzola?
“La lista civica ha votato Mazzola, lo appoggerà e, per sua scelta, farà parte della maggioranza di centrosinistra”.

Perché creare una lista civica quando c’era già quella del Pd.
“Siccome c’era il partito nazional-fascista in Italia a che è servito fare il partito comunista e la democrazia cristiana?”, domanda a sua volta.

In questo modo non si crea solo confusione?
“Assolutamente no, il Pd è una cosa e ha eletto sei consiglieri. La lista civica, invece, è composta da amministratori che non sono mai stati iscritti nel Pd e che hanno fatto una scelta su Mazzola presidente e sulla costruzione di una nuova tipologia di centrosinistra e, in prospettiva, di una collaborazione sempre più stretta con il Pd. In tutta Italia avviene così e non parlerei di confusione. Se prima il Pd prendeva il 23% e ora con Renzi prende il 41%, non dobbiamo fare altro che consolidare questo risultato, facendo sentire a casa i moderati che, prima, non si riconoscevano in un partito arroccato. Voglio un Pd come lo vuole Renzi e cioè che vince e che prende la maggioranza. Per questo si deve aprire. A livello nazionale, lo stiamo facendo, ora proviamo sui territori. La lista civica che fa vincere il centrosinistra a Viterbo è una risorsa. Condivido, quindi, con Renzi l’idea che il Pd e il centrosinistra debbano vincere e devono farlo coi moderati che investono sul Pd insieme a quelli della sinistra democratica e riformatrice. Vincere con un centrosinistra aperto, non è un problema, ma un orizzonte del futuro Pd”.

Michelini ha esportato la ricetta del comune in Provincia, ma in realtà, a Palazzo dei Priori, le cose non vanno bene col progetto di Oltre le mura che sta esplodendo e Moltoni e Insogna che, ormai, vanno per la loro strada rispetto a Tofani.
“Che Insogna e Moltoni, come si dice, abbiano votato Pd, è un passo in avanti, perché il primo ne era uscito, mentre l’altro non lo avrebbe mai fatto. Non hanno mica votato Pdl, poi. Oltre le mura, inoltre, è stato ed è uno strumento che ha permesso di vincere. Il resto fa parte del gioco democratico”.

Il segretario Egidi la accusa indirettamente di fare “interessi di bottega”.
“Egidi è libero di pensare qualunque cosa. Sì lo ammetto, sono interessato alla bottega di un centrosinistra che vince e mi interessa che abbiamo vinto il Comune, la Provincia e che presto vinceremo tutte le prossime amministrazioni della Tuscia. Questa è la bottega di un grande Pd che si apre e che fa sentire in casa i moderati e quelli che prima, quando c’era la sinistra dura e pura, non ci votavano. Questa è la mia bottega, è la bottega di Renzi. Vogliamo vincere allargando lo schieramento. Voglio un Pd che esca dall’arroccamento e l’idea che si vince solo se vince la ditta di ieri non esiste più. A Viterbo abbiamo iniziato a farlo e se Egidi mi accusa di fare interessi di bottega, ce ne faremo una ragione”.

Ieri la scuola è scesa in piazza. Da ex ministro dell’Istruzione, cosa ne pensa?
“C’è stata una straordinaria mobilitazione che merita una grande attenzione da parte del governo. Renzi ha già aperto a modifiche sostanziali di cui si sta occupando la commissione, perché la “buona scuola” è una straordinaria opportunità, e, per essere colta, serve che l’istituzione sia un’efficiente comunità educante e non un’azienda. La scuola che anche Renzi vuole, è una scuola in cui gli ultimi hanno le stesse opportunità dei primi e in cui è il merito a fare la differenza”.

Sono giuste le cause dello sciopero?
“C’è una volontà di aggiustamento che il presidente del consiglio ha scelto per rimuovere gli ostacoli. Spazi di correzione tra il preside-sceriffo e quello passacarte, nonché quelli tra un preside che distribuisce premi e una valutazione oggettiva delle attività. Si vuole, inoltre, dare una risposta a tutte le diverse forme di precariato”.

Infine, sulla legge elettorale.
“Dopo venti anni si torna a dire ai cittadini italiani di scrivere il nome del deputato di riferimento. Due terzi dei parlamentari di maggioranza saranno eletti e non più nominati e quindi loro dovranno rispondere a chi li ha scelti. Ritorna la democrazia”.

A chi, come Brunetta o Sel, dice che nell’atteggiamento di Renzi c’è un rischio per la democrazia, come risponde?
“C’è un obbligo a dover decidere per dare risposte al paese. Ognuno, in democrazia, deve fare la propria parte, con la maggioranza che deve assumersi certe responsabilità e la minoranza che esprime il suo dissenso. Quando quest’ultima sarà al governo deciderà, per ora, così è la vita”.

Paola Pierdomenico


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6 maggio, 2015

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