Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Abbiamo chiesto ai ministri competenti di avere garanzie sul futuro assetto occupazionale del personale delle polizie provinciali e assicurare che la specializzazione professionale non venga dispersa in altre amministrazioni o per compiti non attinenti alla tutela ambientale.
Sui 2700 operatori di polizia provinciale che lavorano nelle province e città metropolitane, attualmente coinvolti dalle disposizioni della legge 56 del 2014 e della legge di stabilità 190 del 2014, permane un quadro di assoluta in certezza, sia in capo alle attuali polizie provinciali, che sull’assetto definitivo del personale e delle funzioni che si ricordano essere prevalentemente di campo ambientale e di tutela dei beni naturali.
Si ricorda che l’accordo in conferenza unificata dell’11 settembre 2014 prevedeva la continuità amministrativa di questi servizi, in attesa dell’esito della riforma della pubblica amministrazione attualmente licenziata al Senato; la circolare 1/2015 dei Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e per gli affari regionali e le autonomie cita e prefigura a nostro avviso in contrasto con l’accordo stato – regioni – autonomie locali prima richiamato, e senza alcun supporto di nuove norme, non meglio dettagliati “percorsi di ricollocazione” di tali addetti, che menziona come esempio di «personale soprannumerario.
In occasione della determinazione dei tagli del 50 per cento della spesa per le piante organiche, imposta dalla legge di stabilità 2015 (n. 190 del 2014) le Province – delle quali attendiamo sempre la reale abolizione – si sono mosse in modo disomogeneo: alcune hanno inserito la polizia provinciale tra il personale degli «affari generali» e/o mantenuto gli addetti negli elenchi delle funzioni fondamentali e/o piante organiche a regime; altre, come ad esempio la provincia di Viterbo con la delibera di giunta n. 25 del 27 febbraio 2015 poi seguita dalla n. 37 del 24 marzo 2015, hanno incluso i poliziotti provinciali in elenchi speciali di personale in soprannumero da destinare a percorsi di ricollocazione, citando pedissequamente la circolare ministeriale.
Con l’obiettivo di salvaguardare lo stato occupazionale e le professionalità maturate nel tempo abbiamo chiesto ai ministri competenti se non sia opportuno valutare il contenuto della circolare 1/2015 del 30 gennaio 2015 emanata dai dipartimenti della funzione pubblica e degli affari regionali, allo scopo di apportare una correzione circa le incongruenze di tale documento con quanto deciso con l’accordo in conferenza unificata dell’11 settembre 2014.
Massimiliano Bernini
deputato Movimento 5 stelle
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