Viterbo – Anguilla alla vernaccia ma con la cannaiola, zuppa allo zafferano, maiale ripieno di coniglio viterbese e per finire, un dolce a base di castagne, nocciole e ciliegie.
Ecco come mangiavano i papi, anzi, come avrebbero mangiato oggi i papi.
Piatti dell’epoca rielaborati, da gustare in ristoranti della Tuscia e che rientrano nel progetto Menù dei papi e cibo dei pellegrini finanziato dalla regione.
Con la Fondazione Caffeina capofila dell’iniziativa, il cibo diventa veicolo del sapere e mette insieme le nostre tipicità con la storia, il racconto del conclave, e la scoperta, con otto itinerari su dieci comuni della Tuscia, da scoprire dal 26 giugno al 5 luglio.
“L’idea – dice Francesca Durastanti, agronoma e direttrice del progetto – è far conoscere ai turisti, ma anche ai viterbesi le origini della nostra cultura e portarla fuori.
Ed è la città dei papi, le sue origini medioevali”.
Si parte dalla tavola. “Laura Belli – spiega Durastanti – ha rivisitato in chiave innovativa, piatti locali dell’epoca, un menù a disposizione di ristoranti che potranno proporlo”.
Finora sono 34, e 32 le botteghe che hanno aderito, ma è solo l’inizio.
Quindi la performance teatrale sul conclave con Antonello Ricci e Pietro Benedetti. Otto repliche nelle stanze sotterranee del palazzo dei Papi, occasione anche per visitare spazi solitamente non accessibili.
Il progetto è legato a Expo e durante Caffeina sarà adeguatamente presentato, oltre a essere proposto il menù con cene e show cooking.
Alla base del menù c’è uno studio anche storico, curato da Maria Tardani. “Per capire cosa i papi mangiassero durante il Medioevo – spiega Laura Belli – abbiamo reso ordinabile il menù, non potevamo proporre uccelletti o cervelletto.
Come antipasto, l’anguilla alla vernaccia, di Bolsena. Piatto rivisitato, usando la cannaiola. Quindi la zuppa con lo zafferano. Poi il porcus troianus, maiale con dentro carni d’altri animali.
La scelta è caduta sul coniglio viterbese, finocchietto, base di carota”.
Si chiude in dolcezza: “La papalina come dolce. Abbiamo pensato a macarones, non con la cioccolata, che all’epoca non c’era.
Abbiamo usato nocciola, castagna e ciliegia con miele. Non un dolce da cucchiaio, ma studiato per essere venduto, trovato anche nei negozi e portato via anche come ricordo”.
La rievocazione del conclave, invece, sarà in costume.
“Mettendo insieme le schegge – dice Antonello Ricci – le voci di quei giorni. Dal latino forbito, le traduzioni nobili, Pinzi. Ma anche il volgare, determinante.
Per tenere insieme la storia c’è un personaggio, Frisigello, giullare.
Ezio Urbani negli anni 80 ha prodotto poemetti in dialetto viterbese, il racconto del suo conclave è straordinario”.
Il giullare sarà interpretato da Pietro Benedetti: “La rappresentazione nei sotterranei del palazzo papale vedrà la presenza attiva del pubblico, come avveniva all’epoca. Con la voce del popolo.
Ci sarà un poeta a braccio a improvvisare. Durante le otto repliche ogni sera sarà diverso”.
Cibo, spettacolo e turismo. Dal 26 giugno al 5 luglio, Promotuscia propone otto itinerari su dieci comuni, con degustazioni. Escursioni replicabili nel tempo.
Alla conferenza di presentazione, Andrea Baffo della Fondazione Caffeina, orgoglioso del progetto, da non confondere con il festival e Bastianelli dell’Agenzia regionale per il turismo.
“Per un’iniziativa del genere – spiega Bastianelli – va studiata una promozione.
Durante Caffeina è la cosa più semplice, ma anche dopo. Attraverso Expo per arrivare al Giubileo. A Milano, Viterbo ha una visibilità incredibile con la Macchina di santa Rosa.
E’ la sola città a emergere fra 160 paesi. Visibilità straordinaria da utilizzare”.
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