Viterbo – “Fioroni ha provato a governare la baracca, ma non ce l’ha fatta”.
Gianmaria Santucci (FondAzione) descirve il consiglio comunale come un bar in cui ognuno si alza per dire la sua e sfogarsi. Una maionese impazzita e una commedia, senza regista, visto che anche Fioroni ci ha rinunciato.
Non si firmano atti e non si fanno commissioni. Lui, per oggi, ci ha provato a convocare la terza, ma dubita fortemente che i lavori procederanno senza intoppi. E questo perché, per lui, la maggioranza non sa nemmeno scegliersi un nome da indicare.
“La maggioranza – dice Santucci – insiste sul principio del 60-40, ma sbaglia, primo perché non è compito della terza decidere la composizione della commissione e poi perché spetta ai capigruppo e al consiglio comunale eventualmente modificare. Se accadrà ne prenderò atto e agirò di conseguenza.
Siccome si era venuta a creare una situazione anomala per cui ora a presiedere la terza commissione è uno della minoranza, abbiamo proposto alla maggioranza di indicarci un nome che noi avremmo votato. Il problema è che non sono in grado di sceglierselo, e non possono scaricare su di noi questa difficoltà, perché non c’entriamo nulla e aspettiamo solo che ci dicano cosa fare”.
Santucci auspica un cambio di passo. “Non mi si può chiedere di non portare le pratiche in commissione, perché poi gli uffici mi chiamano, dicendomi di avere gli atti fermi e quindi io li devo portare in votazione. Anche il loro non venire in commissione è un errore, perché il quorum si fa comunque con quattro componenti e quindi, se vengono quattro della minoranza, votano senza bloccare i lavori. Ma si blocca la loro partecipazione come in una sorta di autocastrazione. Oggi mi auguro che vengano, poi ognuno fa quello che crede, assumendosi le proprie responsabilità. Si rischia solo o di bloccare la commissione o di fare un danno a sé stessi. Non di certo alla minoranza”.
Sulle commissioni sembra lontana una rapida soluzione. “Problemi ce ne sono stati sempre. Mi fa sorridere chi come Ricci e Tofani, si battevano, nella passata amministrazione, perché si seguisse una procedura per non modificare le commissioni, minacciando anche le vie legali. Oggi, invece, sono quelli per cui bisogna intervenire. Ammesso che si voglia fare, serve un accordo generale di tutti i consiglieri che devono esprimere in quale commissione voler andare, perché tanti sono rimasti fuori e vanno inseriti. Il problema dunque non è solo Taborri. Queste operazioni richiedono tempo, altrimenti è solo polemica politica per nascondere le vere difficoltà”.
L’amministrazione è allo sbando. “Non hanno più la serenità di amministrare e anche la vicenda sui rifiuti lo dimostra. E’ una maionese impazzita in cui tutti girano e, secondo me, non è nemmeno possibile sanarla. Lo dico da spettatore e non da politico. Non ci sono più le condizioni per governare e non so quanto dureranno se tre ore o tre anni, perché sono tutti contro tutti e tutti fanno il male di tutti. Non si riesce più a convocare commissioni, a portare all’ordine del giorno i punti da discutere e, secondo me, rischiamo solo di perdere tempo. Sono mesi che non facciamo votare una pratica in comune perché siamo impegnati con la presidenza del consiglio o con ordini del giorno teorici sul nulla. Sembra più un bar che un consiglio comunale in cui ognuno si alza dice la sua e, dopo essersi sfogato, torna a casa dalla famiglia”.
Il regista Fioroni sembra aver abbandonato la sua pellicola. “Ha provato a governare la baracca, nei primi mesi, forse, ma ora non è più in grado di farlo, perché è diventata una commedia senza trama che rischia di diventare una tragicommedia. Questa amministrazione nasce contro Marini per cui, una volta affievolito il sentimento di astio – conclude Santucci -, è venuto meno anche il motivo per stare insieme. Non c’è un atto su cui tutti la pensano allo stesso modo”.
Paola Pierdomenico
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