Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Domenica 14 giugno alle 18 una nuova passeggiata/racconto sul bombardamento del 1944

La strage al bersagliere…

Condividi la notizia:

Viterbo bombardata - La targa a palazzo del Drago

Viterbo bombardata – La targa a palazzo del Drago

Viterbo – Viterbo bombardata, Viterbo liberata. Due stragi: una al “bersagliere”, ristorante dalle parti di Via Matteotti. L’altra, in Via Garibaldi. Intrappolati in uno scantinato.

Una nuova passeggiata/racconto con la parola che scava tra rovine e macerie per narrarne il ricordo. Un percorso per restituire voce alla voce popolare.

Domenica 14 giugno alle 18, partenza in piazza San Sisto a Porta Romana. Regia di Pietro Benedetti. Musiche Luciano Orologi. Intermezzi narrativi Antonello Ricci. Infine – la memoria che si fa presente, per non dimenticare – l’orazione civile del sindaco di Viterbo Leonardo Michelini.

Dal massiccio bombardamento aereo del 17 gennaio che devastò la zona di porta Fiorentina e San Francesco, alle ripetute incursioni alleate di fine maggio concentrate sul versante orientale della città. Fino al 9 giugno 1944 quando le truppe alleate entrarono a Viterbo ridotta a un cumulo di macerie.

Che cosa resta oggi di quella ferita collettiva nella memoria pubblica cittadina? Vi proponiamo un brano di Omero Paccosi. Uno dei tanti che caratterizzeranno il percorso di domenica prossima. Le stragi del “Bersagliere” e di Via Garibaldi.

Daniele Camilli


Il Bersagliere

Ricorda bene il triste evento la gentile signora Sforza Marcella, figlia del titolare del ristorante “Il Bersagliere” Giuseppe Medori, unica sopravvissuta della famiglia in quell’incursione, rievocando l’angoscia di quella giornata: “Nostro padre – diceva – guardando dalla terrazza del ristorante, si era accorto del luccichìo di tanti puntini bianco-argentei che scendevano dal cielo e che ingrandivano a vista d’occhio senza che si fosse sentito ancora qualche rumore di aereo. Resosi conto che erano bombe in caduta, aveva urlato di correre a ripararci nella cantina del locale. “Scappate, scappate di corsa, ci bombardano!, aveva gridato. Venni trascinata in una corsa precipitosa lungo le scale dello scantinato, finii addosso a qualcuno che cadeva e veniva pestato da altri, finché raggiunsi il fondo della cantina, mentre sopra di me succedeva il finimondo”. “Mio padre era rimasto fino all’ultimo ad aiutare gli avventori del locale riuscendo a salvarne tanti, non ce la fece a salvare sé stesso ed altri morirono insieme a lui”. “Chi non fece in tempo a scendere nello scantinato – infatti – non riuscì a salvarsi sia per lo spostamento d’aria prodotto dalle deflagrazioni, che per la polvere e i detriti delle macerie che si accumularono in breve tempo, soffocando chi era rimasto fuori”

Via Garibaldi

Sentivo come tanti, l’incombenza di una fine imminente che poteva arrivare da un momento all’altro, con l’esplosione della bomba, già preannunciata dell’orrido, sinistro, sibilo. Maggiore angoscia e disperazione avranno avuto di certo gli sventurati che in via Garibaldi rimasero intrappolati in una cantina dopo il crollo del palazzo, attendendo invano per un soccorso. L’episodio, quando verrà conosciuto, desterà commozione e rabbia perché nessuno aveva potuto fare qualcosa per la loro salvezza. Ma chi avrebbe potuto aiutare quegli infelici scavando in tempo e senza appropriati mezzi meccanici una montagna di macerie? Si disse che là, sopra quel gigantesco tumulo, un prete avesse pregato, piantando una croce

 


Condividi la notizia:
13 giugno, 2015

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/